venerdì 24 marzo 2017

HONDA CRF250R “GP250” by DSR

MOTOCICLETTE FANTASTICHE E COME RIFARLE
Mai titolo fu più corretto. Infatti pur trattandosi di un progetto relativamente anziano che risale al 2013 tradito anche dall’opulenza delle sovrastrutture, l’idea di sfruttare la base di una mono da cross per realizzare una cafè racer molto sportiva è quantomeno intrigante oltre che attuale.
Darrell Schneider di DSR (Darrell Schneider Restoration), noto restauratore d’auto classiche californiano specializzato anche nella lavorazione della fibra di vetro, si è ispirato a quanto fatto in precedenza da specialisti del calibro di Roland Sands, Richard Pollock e Ron Wood e ha trasformato una Honda CRF250R del 2004 in una “quasi” moto da gran premio a buon mercato e con un look naked. 14 mesi di lavoro, interminabili sessioni per definire le forme e i volumi delle sovrastrutture (prima con sagome di cartone e poi con legno e stucchi da riprodurre con la fibra di vetro) e una lunga lista della spesa. Non si tratta di una special da “passerella” quanto piuttosto di una trasformazione tecnica radicale che deve tenere conto di parametri fondamentali ben definiti entro cui muoversi (come ad esempio alcune quote ciclistiche) per ottenere l’effetto dinamico desiderato, perché questa GP250R è prima d tutto pura prestazione. Intorno al telaio originale è stato creato un telaietto posteriore in alluminio più basso e lungo per sostenere il gruppo sella/codino sportivo e il terminale di scarico Arrow. La sospensione anteriore è un Race Tech vincolata su piastre più larghe per montare un pneumatico adatto alla strada (e alla pista) accoppiato a pinza e freno di un CBR 600; dietro il mono è stato accoppiato a un regolatore d’altezza Durrell Racing specifico per i modelli da strada. Le ruote sono un mix composto da cerchi Sun Rims, mozzi Talon, raggi Buchanans e pneumatici Michelin. Il motore è stato aggiornato con elementi Honda e modificato con una camma Crower, filtro K&N, raccordi e radiatore più performanti e sistema di scarico Arrow in titanio sdoppiato (sotto il codino e sotto il motore). Va da se che la maggior parte degli interventi hanno puntato sulla caratteristica fondamentale del monocilindrico ovvero la leggerezza e l’agilità quasi come fosse una Moto3. E a voler ben guardare questa potrebbe essere la chiave di lettura di un nuovo modo di concepire le special più racing. Un po’ come la formula del campionato supermono degli anni ’90 quando audaci costruttori installavano grossi monocilindrici derivati dalle endurone su telai di piccole 125 sportive a due tempi creando magnifiche (e indimenticate) sportive agili e non eccessivamente impegnative dal punto di vista della potenza, che solo i migliori “manici” sapevano sfruttare fino in fondo. Ma questa è un’altra storia.