lunedì 20 marzo 2017

MOTOGP

LA NUOVA AERODINAMICA DELLA DUCATI

Che Ducati abbia investito molto in questi ultimi anni, in termini economici e tecnici sull’aerodinamica, è evidente. Ma che il risultato fosse così sorprendente dopo il divieto d’utilizzare le famose alette a partire dal 2017, non era prevedibile. Rastremando il muso (e perdendo probabilmente qualcosa in penetrazione aerodinamica) hanno creato un vero e proprio doppio alettone simile a quello delle moderne Formula 1, per ritrovare l’effetto deportante su cui era stata sviluppata la Ducati da gran premio dello scorso anno e di cui era evidentemente necessario ritrovare il contributo anche sul nuovo prototipo.
Di tutti i costruttori impegnati nella MotoGP solo Aprilia ha sviluppato una soluzione simile, applicando dei “flaps scatolati” su una carenatura più convenzionale. Nel caso della rossa di Borgo Panigale le ali sono sostanzialmente riapparse sfruttando un innovativo disegno del muso che ottimizza i flussi d’aria nei punti di maggior pressione incanalandoli nell’all’air box e sui profili alari (sia inferiori che superiori) generando di fatto un effetto deportante che preme sull’avantreno stabilizzandolo in staccata e impedendone l’impennata in accelerazione. Si può anche supporre che i piloti potrebbero perdere parte della protezione aerodinamica a cui erano abituati con i cupolini tradizionali. Su tutto c’è da osservare che a differenza di quanto visto su Suzuki e Honda, la nuova carenatura anteriore della Ducati appare meno “posticcia” e amalgamata con le pance laterali, segno di un lavoro d’affinamento generale. A questo punto è bene ricordare che il regolamento tecnico della MotoGP prevede che ogni costruttore può omologare due carenature con disegni differenti per l’intera stagione; facile ipotizzare che vengano sviluppate due soluzioni a basso e alto carico a seconda dei circuiti. E poiché l’aerodinamica è diventando un settore su cui tutti i costruttori hanno investito (e continueranno a investire anche in futuro), Ducati ha atteso fino l’ultimo momento per mostrare la propria carenatura con l’intento d’evitare che altri ingegneri potessero prendere spunto o copiarla. Quanto sia funzionale e quanto gradita ai piloti solo il responso della pista (e del cronometro) potrà dirlo. Di certo c’è l’aspetto innovativo del componente (che fa parte di una serie di altri elementi, come la “scatola” sotto codone vista in altri test precampionato) che dimostra come in MotoGP i tecnici possono battere strade ancora inesplorate. E’ evidente che l’aerodinamica sta diventando un’area d’interesse e di sviluppo importante e ci chiediamo se (o peggio, quando) inciderà al punto da fare la differenza tra un prototipo vincente e uno da retrovie, un po’ come accade oggi in Formula 1. Al momento possiamo solo rendere merito al lavoro dei tecnici Ducati per l’audacia della loro soluzione aerodinamica.