domenica 13 settembre 2015

PERSONAGGI

SMTT WORKSHOP by Massimo "Fuchs" Rinchiuso
Difficile inquadrare Massimo. Sul suo profilo facebook c’è scritto “artista” e direi che calza abbastanza ma non rende pienamente l’idea. Qualcuno potrebbe dire artigiano, qualcun altro preparatore e anche in questo caso le definizioni andrebbero bene ma non pienamente.
Ora con le dovute proporzioni a me ha ricordato un embrionale Roland Sands (fatte le dovute proporzioni) perché in quel di Ravenna i lavori hanno un’anima principalmente racing sebbene le moto siano le più variegate (dalla DR dell’86, passando per una Z1000 e finendo su una 1098; e non dimentichiamo la replica di una bici a scatto fisso realizzata partendo da un vecchio telaio Motobecane, aggiungendo cerchi in legno e sella Brooks). Insomma lavori a tutto tondo su due ruote. Dirigiamoci quindi virtualmente in Emilia-Romagna terra di motori e passione per conoscere Massimo "Fuchs" Rinchiuso.


Garage Italiano - Innanzitutto le domande di rito: quando hai comiciato, perché e da dove deriva l’acronimo SMTT e il soprannome “fuchs”.
MASSIMO “FUCHS” RINCHIUSO – Da quando ho memoria ho sempre fatto andare le mani su qualcosa, partendo da quando ancora bambino volevo emulare il nonno falegname, passando dalla "manomissione" dei motorini fino alle più costruttive elaborazioni di cose più serie, ma se si intende la vera svolta in campo Special, la Kawasaki ZX6R realizzata nel 2003 credo possa definita come prima vera e propria realizzazione diciamo integrale. SMTT definiva il gruppetto di ragazzi che agli inizi si dilettava a realizzare modifiche sulle proprie moto e a quelle degli amici di motoclub, allora si andava anche molto spesso in pista e le modifiche appunto vertevano più su elaborazioni corsaiole. La "base" del gruppo era il garage di casa mia, sita in San Michele di Ravenna, da qui nacque scherzosamente l'S.M.T.T., ovvero il "Saint Michel Tuning Team". Il nome Fuchs invece deriva dal caso, uno dei suddetti ragazzi che era il mago dei pc, creò il primo sito del gruppo dotato di forum, il giorno del test di funzionamento mi chiamò al telefono chiedendomi di decidere subito un nickname per provare a registrarmi, io fui colto impreparato e dalla fretta che mi mise per la foga di provare il nostro forum, gli dissi il primo nome che mi passò davanti agli occhi, ovvero Fuchs, sponsor Kawasaki SBK di cui avevo il poster davanti agli occhi mentre parlavo con lui... Quel nome rimase fino ad oggi, tanto che anche la mia compagna spesso mi chiama così piuttosto che col mio vero nome!
GI – Lavorazioni dal pieno su vari metalli (compreso l’ergal) , incisioni e particolari unici creati per le special su cui lavori; fai tutto da solo? Tra le altre cose abbiamo visto anche anelli e lampade davvero pregevoli.
MFR – Faccio tutto da solo, dal disegno 3D alla realizzazione, perchè parallelamente alla passione per le moto ho quella per le macchine utensili e ogni altra attrezzatura che permette la costruzione di qualcosa, negli anni sono riuscito a dotare il mio workshop in modo tale da non dovermi rivolgere a professionisti estermi se non per verniciature o trattamenti o nei rari casi di costruzioni di componenti di dimensioni fuori portata. Io amo creare, costruire, variando in diversi campi anche per provarmi, mi diverto allo stesso modo sia che faccia moto, oggettistica o altro, mi piace molto anche l'arredamento di design.
GI – Tra i tuoi lavori abbiamo visto una macchinetta per tatuatori. Partendo dal concetto che anche questo per noi è Kustom (con la kappa), raccontaci la genesi di questo lavoro.
MFR –  Sono convinto anch'io che si tratti di Kustom, termine che penso sia applicabile a tutto ciò che viene appunto personalizzato più o meno profondamente. La macchinetta in questione è stata fatta per "stupire" un caro vecchio amico della mia compagna, tatuatore professionista di Torino, il quale dopo esserci venuto a trovare e aver visto qualche mio lavoro mi disse: "wow, si, sei bravo... però per esempio una tattoo machine non saresti mica in grado di farla, mica è una moto..." . La preparai, gliela consegnai in occasione di una fiera a Firenze, mi sono goduto il suo stupore e la macchinetta usci anche su qualche rivista del settore...
GI – Altra particolarità la bicicletta a scatto fisso con cerchi in legno. Com’è nata e cosa ti ha spinto a creare questo tipo di mezzo così particolare per materiali, stile e pezzi utilizzati? 
MFR – La bici nacque nel periodo di punta delle Fixed, tutti ne facevano una e nemmeno io potevo esimermi da tale prova... Scherzo, il fatto è che ho pensato per qualche secondo di fare una fissa per usarla, dimenticandomi per un attimo di essere incompatibile con qualsiasi mezzo di locomozione privo di motore... Tornato in me, e comunque preso dalla voglia di realizzarne una, rimasi folgorato da alcune immagini trovate in rete di una una bellissima Townsend da pista con cerchi in legno, e ho cercato di farne una replica col risultato che vedete. Ella staziona comodamente nel salotto di casa nostra con sommo piacere della mia compagna...
GI – Parliamo di moto. Tra tutte quelle che abbiamo visto, due ci hanno colpito in modo particolare. La prima è la street tracker su base DR 600 dell’86 e la seconda l’XT 600 dell’87 che hai restaurato totalmente.
MFR – Ai tempi in cui si girava con Ciao e Vespe, avevamo un amico più grande che aveva comprato una vera moto, la Yamaha XT600. Erano i tempi d'oro delle enduro, per noi era un sogno, il rumore del 4T era sinonimo di "altri livelli" rispetto ai nostri motorini, ed io in particolare ero affascinato da quella "bestia" che l'amico cavalcava... Rimase un sogno per anni, quindi appena ho avuto l'occasione di potermene portare a casa una l'ho fatto. E' stato un restauro fatto con amore, inutile dire che ho speso più di quello che vale se non consideriamo che ho fatto tutto io, ma mi ha fatto sentire esattamente come mi sarei sentito se avessi potuto permettermela 25anni fa, ne è valsa la pena e ne vado fiero, sopratutto quando viene apprezzata da appassionati più o meno coetanei. La uso tutt'ora quasi quotidianamente per città, e non è raro venire appunto avvicinato da 40/45enni desiderosi di vederla da vicino scambiando 4 chiacchere. La special su base DR la si potrebbe forse definire quasi come opera omnia, almeno in questo momento, perché effettivamente è stata pensata e realizzata per essere una sorta di "brochure 3D" di tutto ciò che può essere realizzato nel workshop. Ho quindi volutamente esagerato nel costruire da zero tutti i componenti che dovevano essere "dedicati" al progetto, ovvero ho cercato di non adattare nulla ma di realizzare componenti 'specifici' per la moto. Così cominciando dalle piastre sterzo e dai supporti per il mono è finita realizzando persino i fari, disco freno, radiatori dell'olio, tutte cose che normalmente si tende a scegliere sul mercato, ma che appunto non sono uniche. La moto racchiude quindi tutte le lavorazioni possibili del workshop, dal CNC alla saldatura tig, dalla lavorazione della lamiera ai compositi. La ricchezza dei dettagli fa si che chi si sofferma ad osservare la moto debba impiegare diverso tempo per coglierli tutti e non sempre ce la si fa... mi è capitato di farne notare alcuni che scappano, come il deviofrecce ricavato dal pieno...
GI – Curiosamente un po’ come capitava negli anni ’90, hai spogliato una CBR 1000 e l’hai trasformata in una naked simile all’Aprilia Tuono. Hai creato quello che non c’era in casa Honda. Come è nata?
MFR – La CBR naked è nata dall'esigenza del proprietario, che voleva passare dalla supersportiva a qualcosa di più comodo ma possibilmente esclusivo, non voleva semplicemente cambiare moto. La scelta di usare proprio la sua Honda come base l'ho presa dopo averla vista, era immacolata, perfetta, come nuova. Dopo una lunga chiaccherata abbiamo definito insieme forme e dettagli e da lì alla realizzazione il passo è stato breve. La moto, nella nuova veste, si comporta meglio delle più rosee aspettative, il committente ne fu entusiasta e ancora se la gode.
GI – Hai lavorato anche su una V-Rod snellendola soprattutto nel posteriore e dando quell’impronta sportiva di cui accennavamo all’inizio. 
MFR – La V-Rod è stato un eccezione, nel senso che personalmente è un genere che non amo particolarmente, ma qui l'occasione era ghiotta per quel che riguardava la tipologia di lavoro, ovvero un intervento sostanzioso che mi avrebbe dato visibilità per quanto riguarda la lavorazione del metallo. Tutta la struttura posteriore è infatti interamente costruita in acciaio, il telaietto che racchiude tutte le componenti elettroniche e anche il codino stesso è in lamiera. Inutile sottolineare che è stato necessario modificare praticamente tutto l'impianto elettrico per poter posizionare centraline e quant'altro in quello spazio così risicato, se si pensa che lì sotto c'è persino il compressore per le sospensioni pneumatiche...Per quel che riguarda l'estetica, devo dare atto al committente che avendo le idee ben chiare di cosa voleva, mi ha guidato perfettamente per disegnare la linea poi realizzata. Un lavoro gratificante, devo dirlo.
GI – Quale è la preparazione a cui sei più legato? Qualche aneddoto curioso? Qualche richiesta particolare che ti hanno fatto in questi anni?
MFR – La preparazione a cui sono più legato? E' sempre quella in corso...nel senso che in ogni preparazione che inizio metto tutto me stesso, vengo assorbito completamente, e in quel momento è quello il progetto che amo di più. Aneddoti particolari non ne ho, ma c'è un episodio che viene raccontato ogni volta che si parla della special su base DR, più che altro perchè conclusosi a risate piuttosto che in tragedia o quasi... Era il giorno del test della carburazione, quindi si andò nelle strade di campagna dietro casa a far su e giù, provando getti, regolazioni e quant'altro. Dopo vari perfezionamenti si stava arrivando a farla andare bene, e stava diventando piuttosto divertente quindi tirare qualche marcia e sentire come andava su... seconda, terza quasi piena, poi sarebbe stata ora di staccare... se non fosse che pompa del freno, pinza e disco erano ancora sul banco in attesa di venire montati! Nell'entusiasmo della prova mi ero completamente dimenticato d'essere uscito senza freno anteriore, quindi la mia corsa si è conclusa dentro al fosso perpendicolare alla fine della strada, e per non finire dentro con la moto, per istinto di conservazione, appena la ruota anteriore è stata sul ciglio del fosso mi sono alzato sulle pedane lanciandomi in mezzo alle pannocchie nel campo letteralmente "sorvolando" appunto il fosso... Conclusione, qualche livido per me e mezza moto da rifare... La finii infatti un paio di mesi dopo il previsto. Per quello che riguarda richieste particolari posso dire: "...ho inciso frasi che voi umani non potreste nemmeno immaginare..."
GI – Il mercato della customizzazione sembra orientato verso le repliche delle carenate anni ’80 con stile endurance. Cosa ne pensi? Hai già qualche progetto in mente?
MFR – Concordo e ne sono contento, è un genere che mi attira molto e penso ci sia ampio margine di movimento, ci sarà da divertirsi. Progetti in mente ne ho sempre, qualcuno anche abbastanza concreto qualora ci fosse occasione di realizzarlo.
GI – Se avessi la possibilità di scegliere una motocicletta da customizzare quale sarebbe? E con che stile? Qualche anticipazione sulla prossima preparazione?
MFR – Ora come ora mi piacerebbe usare una base come laYamaha XJR1200/1300 perchè credo sia un modello con molto potenziale sia come cafè racer che come appunto "racer replica style", una muscle bike che ben si presenterebbe preparata anche senza seguire schemi obbligati come spesso accade, o meglio ci si aspetta. Mi piacerebbe molto anche fare un Guzzi, possibilmente di grossa cilindrata, su cui fare non tanto qualcosa di nuovo ma una bella racer mezza carena particolarmente curata. Devo però dire che mi stò divertendo molto anche sulla preparazione attuale, si tratta della realizzazione di un disegno di Oberdan Bezzi su base Suzuki GS1000G. E' un lavoro abbastanza impegnativo; oltre a cercare di rispettare al massimo il disegno, anche su questa moto vi sono moltissimi particolari interamente costruiti, solo quelli ricavati dal pieno sono più di 60, oltre ad altro come il codone realizzato in alluminio. Credo che realizzare fedelmente un buon progetto di un designer conosciuto possa essere utile a guadagnare ulteriore visibilità perchè si ha un termine di paragone, se così posso dire, si riesce a valutare il lavoro in base a come è stato disegnato, si può verificare se chi ha realizzato la moto è in grado di... fare ciò che gli viene chiesto! Teoricamente e facendo gli scongiuri, ancora un paio di mesi e potrebbe venire presentata.
Finisce l'intervista e già siamo curiosi di vedere la Suzuki. E nell'attesa ci siamo rifatti gli occhi con alcuni pezzi (non per forza motociclistici) realizzati dal pieno che, se siete curiosi, potete vedere sulla pagina facebook di SMTT (link).