lunedì 19 gennaio 2015

DAKAR

HONDA EXP-2 (1995)
Sulla scia dell’ultima edizione della Dakar sudamericana  qualcuno di noi ha buttato li una domanda all’apparenza semplice: quale è stato il mezzo dakariano che vi è rimasto nel cuore, al di là dei risultati? E quello che se vi dicono “Dakar” vi viene subito in mente?
Facile dire che si sono subito create fazioni tra di loro anche opposte. Parlando di motociclette BMW, KTM ed Honda svettavano su tutte. Qualcuno ha azzardato Cagiva e Moto Guzzi sull’onda del campanilismo nazionale. Altri hanno ricordato la Yamaha che ha vinto la prima edizione africana della corsa. Però qui si chiedeva la singola moto non la marca. Ed il dibattito è diventato ancora più acceso. A parer mio una delle più incredibili motociclette tra le tante è probabilmente un prototipo Honda della prima metà degli anni ’90; la EXP-2. Esteticamente era tremendamente bella con la carena superiore trasparente, e snella ed anoressica all’inverosimile quando le altre moto lievitavano giunonicamente. Ed era anche tecnologicamente avanzata. Montava un mono due tempi di 402cc. con accensione ed iniezione elettroniche (prima diretta e poi indiretta) che producevano un effetto pre-combustione, valvola di scarico ARC/V (Advanced Radical Control Valve), potenza di circa 54 cavalli e 6,3 chilogrammetri di coppia massima. In sintesi un motore a due tempi a parità di potenza con un quattro tempi, è più piccolo per dimensioni e cilindrata (e di conseguenza l’intera moto sarà più leggera e raccolta), gira a regimi più alti, è economico e semplice da realizzare, ha meno parti in movimento e la sua manutenzione è più facile. Di contro il due tempi per sua natura produce emissioni inquinanti superiori al quattro tempi.


Difatti il ciclo dimezzato del motore a miscela produce scarichi più “sporchi” per la presenza di combustibile incombusto. Sulla Honda EXP-2 il problema (presente soprattutto ai bassi regimi) fu risolto con una pre-combustione della benzina che una volta raggiunta ad alta pressione (grazie anche alla valvola allo scarico) la camera di scoppio veniva totalmente incendiata e quindi combusta interamente, riducendo drasticamente il problema anche grazie all’iniezione diretta nel cilindro. Contemporaneamente una migliore deflagrazione della miscela permise di ottimizzare il consumo, riducendolo. In sintesi la EXP-2 aveva un motore a due tempi che lavorava in…tre fasi! Per la Dakar del 1995 fu scelto un mono 400 (contemporaneamente correvano i bicilindrici quattro tempi NXR 780…le Africa Twin da gara per intenderci) che risultò ottimale per le dimensioni della camera di combustione e per l’elevata velocità lineare del pistone. Evidentemente il prototipo della Honda era un esercizio tecnico più che un vero mezzo per vincere la Dakar. A parità con la NXR 780 la EXP-2 era più leggera (155 chili per 54 cavalli contro 170 e 71 cavalli della bicilindrica), maneggevole, economica nella gestione, parca nei consumi e nelle emissioni inquinanti. Una vera vittoria tecnologica che a mio modesto parere avrebbe meritato una maggiore sperimentazione sui campi di gara ed un atto di coraggio nella produzione di serie (un pò come fece l’Aprilia con il sistema DITech). Per questo motivo metto sul podio delle moto icone della Dakar la EXP-2.