mercoledì 21 gennaio 2015

DAKAR

BMW GS HPN PARIS DAKAR (1985)


Continua su Garage Italiano il completamento del podio dei mezzi a nostro avviso più rappresentativi della Dakar. A furor di popolo non si può non menzionare la BMW GS vuoi perché il mito della moto più venduta in Italia è nato sulle sabbie africane, vuoi perché l’immagine dei due cilindri boxer sono emblematicamente legati alla corsa dakariana. Ma quale delle varie BMW?
Anche in questo caso gli animi si sono accesi. Quella del 1984, la prima vittoriosa? Facce poco convinte. Ma l’idea non era “il mezzo dakariano che vi è rimasto nel cuore, al di là dei risultati? Quello che se vi dicono “Dakar” vi viene subito in mente?”. Ed allora non c’e’ storia! La BMW da podio è quella dell’edizione 1985, vincitrice con Gaston Rahier e che tutti ricordiamo per la livrea bianco/rossa della Marlboro (i più attenti ricorderanno anche un altro main sponsor: Playboy!). Quello che magari non tutti ricordano è la storia di quella Dakar. Si veniva da un 1984 vittorioso per il binomio BMW/Rahier che aveva portato l’alfiere Auriol a cambiare casacca (Cagiva). BMW aveva deciso di approntare una motocicletta completamente nuova per l’85 e Gaston cominciava a “giocare” con i media innervosendo l’ex compagno. La struttura della HPN aveva creato un mezzo competitivo da zero. Nuovo motore da 70 cavalli derivato dal modello stock di 980cc più stretto di ben un centimetro per lato. Telaio rivisto e rinforzato e forcellone allungato di circa 100mm. Un tocco di italianità sono le plastiche della Acerbis, la forcella Marzocchi da 42 millimetri (dietro montava ammortizzatori White Power) ed i freni Brembo. Con 60 litri di carburante la moto pesava circa 230 chili e gioco forza erano necessarie sospensioni lunghe e dure (300mm davanti e 280 dietro) che rendevano ostiche le partenze da fermo di Rahier che non annoverava l’altezza tra le sue peculiarità. E fino a qui l’ovvio. Ora un aneddoto che pochi conoscono. Poco prima che iniziasse la corsa era stato chiesto la pilota belga di presenziare con la nuova BMW da gara in alcune apparizioni pubbliche. Durante una di queste pilota e moto ebbero un incidente che danneggiò gravemente il telaio deformandolo.
Della qual cosa non fu fatta trapelare alcuna notizia ma nel team si pensava già al peggio dal momento che non c’era modo di riparare il danno e non era possibile ricevere per tempo una moto nuova in sostituzione. In sintesi la GS non poteva essere competitiva e la Dakar di Rahier e della sua BMW era persa ancora prima di iniziare. Ciononostante Gaston decide di andare avanti con un telaio totalmente deformato facendo segnare tempi strepitosi che non venivano neppure avvicinati dagli altri piloti del team dotati di motociclette “sane”.  Ogni sera al bivacco, i meccanici riuscivano a malapena a sistemare la motocicletta per il giorno successivo senza poter intervenire sul telaio rovinato. Tenendo testa alle Yamaha che lo tallonavano, Rahier concluse l’edizione ’85 della Dakar vittorioso ed esausto. Ancora oggi ci si chiede come quell’accozzaglia di metallo informe possa aver raggiunto velocità prossime ai 180 km/h nel deserto in quelle condizioni. Più semplicemente mi piace pensare che quella sia stata la più bella ed eroica performance del pilota belga su una motocicletta iconica e talmente perfetta che neppure un telaio non più in squadra poteva trasformare in un bidone. Per questo motivo la BMW GS HPN MARLBORO PLAYBOY del 1985 viene inserita sul podio virtuale di Garage Italiano come una tra le moto icona della Dakar. 















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