lunedì 15 giugno 2015

INTERVISTA ESCLUSIVA ad ENZO BOLLANI

BICICLETTE D’AUTORE
MARENERO
Creativo è l’aggettivo che viene subito in mente quando si parla di e con Enzo Bollani. Innamorato del mondo delle quattro ruote, di lui ci sono piaciute la schiettezza e, ovviamente, le biciclette che come afferma lui stesso “non serve essere milionari” per acquistarle sebbene trasudino attenzione per i particolari, per i materiali e per la qualità con cui sono realizzate (andate a guardare le saldature). Storia, progetti e aneddoti in un’intervista senza filtri. Signore e signori vi presentiamo Bollani Biciclette (link), prodotto made in Italy esportato in tutto il mondo.

Garage Italiano: Quando hai iniziato? Cosa facevi prima e perchè le biciclette?
Enzo Bollani: Bollani Biciclette é nata il 29 settembre 2013. Fin da subito, sapevo che non sarebbe stata un'avventura. Prima di entrare nel settore ciclistico mi sono occupato di televisione. Sono stato per anni impegnato dietro le quinte di alcune tra le più prestigiose produzioni Rai, con Ballandi, e poi a MTV. Ho girato mezzo mondo, poi sono tornato e ho aperto la mia casa di produzione video. Però nasco grafico, ed è per questo che diventa più facile, per me, immaginare linee nuove, sia per le biciclette che per altri oggetti. Ho disegnato scrivanie, ho arredato diversi spazi e curato ristrutturazioni pur non essendo un architetto. Ogni bicicletta Bollani è interamente concepita da me, sul piano stilistico e formale. I loghi, ad esempio, hanno alle spalle ore di lavoro, di esperienze. Devo ringraziare di essere stato e di esserlo ancora, indirettamente, allievo di Munari e Gio Ponti, di essermi perfezionato a Parma, in quella che rimane anche la mia terra d'origine in percentuale maggiore: l'Emilia. Sono una specie di sangue misto, e forse per questo non amo i confini.

TARGA

G.I: Personalità italiana e qualità sono evidenti anche ad un occhio non esperto.  E’ tutto made in Italy? Come sono state accolte nel mercato nostrano?
E.B: La personalità italiana é dominante ma non so fino a che punto. Mentre scattavamo le prime fotografie ufficiali, sul Lago di Como, mi si avvicinò un ragazzo sui 40 anni straniero. Mi disse di essere un designer del gruppo di Walter De Silva e di avere lavorato al Centro Stile dell'Alfa Romeo ad Arese. Oltre a sembrarmi una coincidenza incredibile, dato che sulle mie biciclette c'è una reinterpretazione del Biscione Visconteo, che si aggiunge al caso di aver scattato a Villa Olmo (che, a sua volta, ha il Biscione al centro del timpano), per me fu illuminante e l'incontro casuale spostò ulteriormente le prospettive: mi disse che gli sembravano biciclette nordiche per la loro linearità. Non seppi inizialmente se prenderlo come un complimento ma, appena rientrato a Dubai mi chiese di spedirgliene un paio: una da usare e l'altra da appendere in casa. Telaisticamente, così come in gran parte della componentistica, le Bollani sono assolutamente Made in Italy. La percentuale di parti realizzate in Italia é cresciuta nel frattempo, così come sono destinante ad aumentare le parti realizzate ad hoc direttamente da Bollani, quindi peculiarità esclusive. Il mercato italiano é stato inizialmente avverso. Fortunatamente, dato che io ho iniziato per passione e per curiosità, per certi versi anche per divertimento, chi doveva apprezzare i valori delle Bollani é riuscito ad andare oltre. C'è da dire che il mercato italiano é soltanto quinto, ad oggi. Prima vengono gli Stati Uniti, il Giappone, gli Emirati e - stranamente - la Svezia. La Russia arriva dopo, forse anche perché in qualche modo gli scambi sono stati penalizzati.  Adesso sto lavorando per entrare in un mercato affascinante come la Cina.

SERENA

G.I: Sono rimasto impressionato dalle saldature perfette. Come nasce una bicicletta Bollani? Da dove derivano i nomi?
E.B: Quando ho deciso di produrre biciclette é stato un lampo. Ero al telefono con un giornalista del Corriere della Sera. Mi stava intervistando a proposito della mostra che organizzai nella mia piccola galleria a Milano e che si chiamava "Sono in Fuga". Fu un successo enorme e non so come mi venne l'istinto di dire che avrei prodotto 21 esemplari di quella che poi sarebbe diventata la Marenero. Fu una corsa contro il tempo, spericolata e incosciente perché non conoscevo nemmeno tutti i nomi dei componenti, ispirandomi soltanto al disegno automobilistico e avendo fatto partire tutto da un'idealizzazione grafica. Fu così che in meno di due mesi di time to market, riuscii a presentarle e a fare in modo che trovassero anche degli acquirenti, che più che altro vedo come affezionati e amanti del Bello. Però sottolineo che, essendo un automobilista nato, volevo e pretendevo anche assemblaggi perfetti, più teutonici che italiani. É un'impresa che sta riuscendo sempre di più, sempre meglio. Si tratta di un dato oggettivo visibile anche al buio. I nomi delle Bollani nascono da intuizioni improvvise, istintive. Sono fortunato sulla scelta dei nomi, probabilmente. Sta di fatto che, normalmente, non devo sedermi alla scrivania e pensarci troppo. Soltanto nel caso di un modello, rimasto inedito, mi adeguai e presi ispirazione dalla data di nascita di quello che sarebbe dovuto essere il mio socio nell'impresa, aggiungendo un '73. Perché inizialmente non ero e non sarei dovuto essere solo a portare avanti questa visione, questo progetto, ma lavorare in gruppo non per tutti é facile; è indispensabile una grande costanza alimentata anche da un po' di follia. Quindi, vedete? Ci sono anche già alcuni modelli rimasti segreti, su cui un domani si potranno far nascere leggende. Se é vero che é il viaggio a contare, più della meta, vi anticipo che intendo entrare nell'agonismo, da qui a due anni. Vedremo come andrà. Spero di condividere al massimo questo divertimento, perché le biciclette non le produco per me. 


G.I: Le biciclette Bollani sono tutte a scatto fisso?  Quanto ci si può spingere nella personalizzazione? Ti sono state fatte richieste particolari?
E.B: Le Bollani di oggi sono tutte a scatto fisso invertibili e quindi utilizzabili quotidianamente. Nonostante questa caratteristica abbiamo prodotto una fat bike su misura un anno fa, prima che esplodesse la moda. Era per una persona particolare ma non abbiamo mai diramato fotografie in merito perché su quelle realizzate ad hoc chiediamo il consenso ai legittimi proprietari… per quanto spesso ce ne dimentichiamo perché abbiamo tante cose da fare. Esempi base di pezzi realizzati ad hoc sono la Targa N.1 e la Serena. Abbiamo anche prodotto una mountain bike con una verniciatura incredibile amarena cangiante e riflessi blu-viola. Le Bollani su misura rientrano sotto un'egida speciale che si chiama Numero 1.


G.I: Chi è il cliente tipo che acquista una biciletta Bollani?
E.B: Il cliente tipo delle Bollani non esiste. C'è una gran varietà di richieste, ma anche di estrazioni sociali. Non sono biciclette che nascono per essere appese in casa ma, spesso e volentieri, succede che diventino una sorta di quadro appeso, e questo mi fa anche piacere. Ci sono manager, giovani, artisti. Infine, si sta sempre più facendo avanti una clientela cosiddetta vip, di persone conosciute dal pubblico. L'età varia tra i 25 e i 75 anni. Come potrei definire il pubblico delle Bollani, se non eterogeneo? E non serve essere milionari.


G.I: Le biciclette oggi sono oltre che un mezzo di trasporto anche un oggetto di design che in questo caso si ispira anche al mondo delle quattro ruote. Manubrio in tek ed alluminio e freno a joystik. Da dove vengono queste idee?
EB: I materiali sono fondamentali, così come l'etica. Mi è stato proposto di rivestire un telaio in pony e ho respinto la richiesta perché rimasi letteralmente scioccato. Certo, usiamo molto la pelle e il cuoio, puntando su materiali pregiati ma usciamo molto volentieri dallo standard se si tratta di inventare qualcosa di nuovo, o di essere i primi in assoluto a proporlo. Ma, anche se ora parlo al plurale perché naturalmente ci sono persone che lavorano con me e vince il mio senso di gruppo e di condivisione, è fuori dalla mia prospettiva e idea stilistica ogni forma di esagerazione e di forzatura. E non voglio forzare o snaturare, motivo per cui ho saputo e so pronunciare qualche no. Preferisco farmi copiare, come é già ampiamente accaduto, che copiare qualcosa di esistente o realizzare qualcosa che non appartiene al mio stile e alla mia ricerca.



G.I: Limited edition, serie numerate o esemplari unici realizzati ad hoc. Perché?
EB: Le serie limitate, numerate e realizzate in pochissimi esemplari sono una scelta di libertà e al contempo organizzativa, sul piano della produzione. Il marketing non c'entra, dato che oggi anche le merendine sono limited edition. Io mi rifaccio, anche in questo, al mondo automobilistico, al quale sono da sempre legato, anche da una passione così profonda che non so dove vada a finire. Comunque non esisteranno mai Bollani di massa.


G.I: Personalmente mi piacciono la Marenero, la Targa e la Miami. C’e’ una bicicletta a cui sei particolarmente legato?
E.B: Sono legato a ogni Bollani che viene realizzata e che va a soddisfare la voglia di distinguersi di chiunque me le richieda. Così legato che, spesso, le consegno personalmente. Ho persino consegnato una Marenero in Sicilia, viaggiando di notte per fare prima, perché io vorrei conoscere tutti e perché sono innegabilmente curioso. Motivo per cui ho iniziato a fare qualcosa in cui non ero affatto specializzato. Se in meno di 2 anni siamo così riconosciuti e rispettati, vuol dire che la passione e l'amore per ciò che si fa vengono ripagati, a patto però di essere presenti, precisi e di volersi migliorare continuamente. É un impegno che pochi immaginano.


G.I: Come saranno le biciclette del futuro?
E.B: Il futuro di Bollani Biciclette é libero e vuole mantenere la stessa caratteristica di imprevedibilità, lo stesso lampo che lo ha fatto diventare un marchio e dal quale si sta sviluppando un'impresa. Mi fido del domani, ma mi fido soprattutto dell'oggi e di quello che accade da qui a poche ore. Mentre la tendenza generale e anche per certi versi consigliabile é quella di pianificare all'infinito, magari con piani triennali o quinquennali, in casa Bollani si preferisce affinare il prodotto e perfezionarlo, il che é forse il migliore di tutti i piani possibili, di tutti i progetti possibili. Come ho detto poc'anzi, c'è la forte intenzione di farle correre, di puntare su giovani ciclisti, ma c'è anche un occhio puntato sull'innovazione, non solo sulla ricerca dei materiali. In questa direzione, ci sono già contatti e la voglia di condividere sfide nuove con gli studenti del Politecnico. Per esempio, io stimo molto Gianluca Sada, che ha dato vita a una sua idea assolutamente nuova: la Sada Bike. Ma un patto con me stesso e con chi ama le Bollani é questo: produrre esclusivamente in Italia, nella Patria dello Stile, dei Motori, del Bello.