mercoledì 20 luglio 2016

MV AGUSTA: UNA STORIA TUTTA ITALIANA DI PASSIONE PER LE MOTOCICLETTE

MV Agusta è attualmente l’unico costruttore di motociclette italiano che può essere paragonato alla Ferrari di Enzo. E come il Drake viveva con passione la sua azienda, allo stesso modo prima Claudio Castiglioni e poi suo figlio Giovanni (Presidente e azionista di maggioranza) fanno lo stesso in MV.
Tutto ciò è evidente anche leggendo i freddi numeri; quando per esempio nel 2010 Claudio riacquistò da Harley-Davidson il marchio varesino, quest’ultimo aveva una produzione di circa 2.000 moto, un fatturato di 30 milioni e perdite per 50. Castiglioni aveva ceduto due anni prima agli americani l’MV Agusta con un piano d’espansione già pianificato che nella realtà non è mai stato attuato a causa della crisi economica. Buell, di cui Harley-Davidson era proprietaria, fu chiusa definitivamente ed MV avrebbe fatto probabilmente la stessa fine se non fosse intervenuto Claudio, che vantava sugli americani un credito di 80 milioni, utilizzato parzialmente per rilevare il marchio. Altri 20 milioni ricevuti a conguaglio del credito, furono immediatamente reinvestiti nell’azienda. Successivamente è stata avviata una razionalizzazione dei costi (quelli fissi sono scesi da 3 a 1,2 milioni al mese) e massicci investimenti nelle aree di ricerca e sviluppo (tra il 2010 e il 2015 circa 80 milioni di euro pari al 30% del fatturato che è una percentuale notevole anche per le grandi aziende). Il risultato è stato una crescita del fatturato da 30 a 100 milioni in soli 5 anni e una produzione passata da 2.000 a 8.500 moto. Ciononostante nel 2015 è accaduto un evento che ha messo in crisi l’intera azienda. A fronte di una crescita del fatturato del 30%, l’immatricolato è stato del 22%. La differenza (8%) sono motociclette incamerate dai venditori ma rivendute in un lasso di tempo mediamente più lungo che ha generato una dilatazione delle tempistiche di pagamento (orientativamente da 60 a 200 giorni). Poiché nel 2014 la Mercedes-AMG è entrata nella compagine azionaria con una quota del 25%, è stata proposta una ricapitalizzazione che però non ha mai avuto seguito. La crisi di liquidità e la volontà di preservare il valore dell’azienda, i dipendenti e i creditori hanno imposto ad MV di richiedere l'ammissione al concordato, una formula che permette di “congelare” momentaneamente i debiti pur continuando a lavorare per poi presentare un piano di rientro ai creditori. La domanda, lecita, è perché Mercedes-AMG non è intervenuta? Premesso che MV (come tutte le società del settore automotive) necessita di flussi intensi di capitali, che l’accesso al credito negli ultimi anni è diventato difficoltoso e che a Schiranna non sono semplici assemblatori ma costruttori completi (disegnano e producono ogni componente), un intervento di Mercedes-AMG avrebbe avuto senso (anche in virtù di quanto fatto da Audi con Ducati). In realtà l’accordo stretto tra le due aziende aveva una natura puramente commerciale e di marketing che prevedeva, oltre alla sponsorizzazione dei singoli marchi nel mondo delle competizioni a due e quattro ruote, anche la condivisione dei punti vendita a livello mondiale. E’ facile immaginare che un marchio come MV Agusta possa far gola a investitori stranieri soprattutto indiani e cinesi, per il suo retaggio tecnico e culturale, il blasone della sua storia e la qualità ed esclusività dei suoi prodotti. Ciononostante, proprio in un’ottica di tutela e crescita del marchio, l’accordo con Mercedes-AMG è stato preferito rispetto ad altre possibili partnership. Ciò detto entro la fine dell’estate sarà presentato un piano finanziario e industriale che tutelerà azienda, dipendenti e creditori e che sfocerà al salone di Milano con sorprese per quel che riguarda i prodotti. Non è un caso che le motociclette più belle degli ultimi vent’anni siano state immaginate e realizzate da MV Agusta. Basti pensare alla prima 750 F4, alla nuova F3 (che ha richiesto ingenti investimento per progettazione e sviluppo del motore a tre cilindri), alla Rivale (una tipologia di motocicletta che fino a quel momento non esisteva per impostazione e stile) e alla Turismo Veloce il cui codino (oltre a tutto il resto della moto) ha fatto la storia del design e dell’ingegnerizzazione nel settore delle due ruote. MV Agusta, inoltre, è un marchio fortemente legato alle competizioni in circuito e alla storia del motociclismo. Basti dire che Giacomo Agostini, il pilota più titolato del motomondiale, ha conquistato 13 dei suoi 15 titoli mondiali proprio con MV. E qui si torna alla premessa: MV Agusta come la Ferrari, è un patrimonio tutto italiano da tutelare, fatto di prodotti che nascono dalla passione degli uomini e delle donne che lavorano a Schiranna e guidato da un imprenditore, Giovanni, che come suo padre Claudio (e come Enzo) ha a cuore prima che il profitto in se, l’azienda stessa.       







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