giovedì 15 settembre 2016

TECNICA

COME PROGETTARE E COSTRUIRE UNA MOTOCICLETTA PER LA PISTA...IN CASA!
Certe volte gli eventi si devono incastrare nel momento giusto per poter funzionare a prescindere dalla loro qualità. E’ il caso di Pietro motociclista come noi, conosciuto virtualmente, che un giorno ha mandato un messaggio con su scritto “sto progettando una motocicletta da pista; vi va di parlarne un po’?”. E’ stata un’illuminazione perché dopo la notizia che Honda quasi certamente dall’anno prossimo toglierà dai listini la sua CBR600RR, ci era venuto in mente l’insana idea di rendere gloria a questo modello acquistandone uno per utilizzarlo unicamente in pista.
Va da se che la scelta del costruttore nipponico è dovuta a problematiche legate alla progettazione di un nuovo motore d’elevate prestazioni che rispetti anche le stringenti norme antiinquinamento. E considerando che le 600 sportive ormai vendono molto poco (il segmento si è lentamente trasformato in una nicchia di aficionados) la decisione acquisisce una logica coerente con le necessità di un grande costruttore qual è appunto Honda. In fondo, però, tutto ha più senso se si guarda al mondo del tassellato dove le moto da cross (non targabili) sono vendute presso i concessionari. Trattandosi di mezzi nati per l’uso esclusivamente agonistico, i costi di gestione della manutenzione sono ben diversi da quelli di una motocicletta simile ma targata (i controlli, le rettifiche e le sostituzioni di parti anche vitali del motore, vanno fatte in base alle ore d’utilizzo!). Quindi la domanda che ci poniamo è: perché non agire nello stesso modo con le super sportive, un po’ come fatto dalla Ferrari con il progetto FXX? In fondo, qualche anno fa, proprio Honda ha presentato una moto con targa e fanali fortemente ispirata alla RCV; cosa le impedirebbe di proporre un progetto simile a quello di Maranello? In attesa che Honda (o qualunque altro costruttore) decida d’intraprendere questa strada, introduciamo la rubrica dedicata a Pietro, che sta progettando (per poi costruirla) una sportiva da pista di media cilindrata, sfruttando anche componentistica già presente sul mercato. Da oggi inizieremo a parlare di quest’avventura, cercando innanzitutto d’ispirarvi, e subito dopo di fornirvi informazioni di carattere squisitamente tecnico con un linguaggio quanto più semplice possibile, con lo scopo di instillare curiosità e voglia di provare qualche accorgimento anche sulle vostre special.

GARAGE ITALIANO - Innanzitutto le presentazioni. Chi sei, cosa fai nella vita, quali sono le tue “credenziali” per decidere d’affrontare un progetto di questo tipo e come ti è venuta in mente quest’idea? E soprattutto, davvero vorrai costruirla?  
PIETRO - Mi chiamo Pietro, ho 23 anni e studio ingegneria meccanica al Politecnico di Bari. Nel tempo libero, oltre a tutti gli altri hobby tipici dei ragazzi di quest'età, mi dedico a ciò che avete detto poc’anzi. Spesso si pensa che chi si vuole dedicare ad un progetto di tale entità abbia solo la testa per fare quello, dimenticandosi del resto. Nulla di più sbagliato dal momento che comunque vivo la mia vita come un normale ragazzo di 23 anni divertendomi e godendomi la vita (sempre nei limiti del possibile dati gli impegni universitari). Sin da piccolo ho amato le motociclette grazie a mio padre (Honda XL 600 e Hornet 600) e a mio zio (Yamaha FZR750 Genesis prima e CBR 600 F dopo) che mi hanno inculcato la passione per le due ruote, soprattutto sportive, coltivata nel tempo insieme a quella per le auto. A 5-6 anni, mio padre mi parlava delle Bimota descrivendole come delle motociclette mitiche. Stesso discorso quando uscirono sul mercato le varie R1 e R6, moto stupende. Quando andavo da mia nonna passavo buona parte del mio tempo a fissare la CBR600 immaginando viaggi e gare in pista. La scintilla che mi ha spinto a progettare una moto da pista è stata l’inadeguatezza di ciò che guido attualmente. Ad essere onesti se avessi avuto per le mani una supersportiva avrei sviluppato parti speciali per quello specifico modello, ma non sarei andato oltre. Le mie "credenziali" sono date non tanto da ciò che studio, quanto dalla mia passione che mi ha spinto ad acquisire (da autodidatta) molte competenze in materia che mi torneranno sicuramente utili nel futuro. L’idea è di costruire una moto, in esemplare unico, con un’identità ben definita, che rispecchi me e i mie desideri.
G. A: - Quali sono le prime difficoltà di chi vuole progettare una motocicletta dedicata all’uso in pista?
P. - La difficoltà principale, come in ogni progetto, sta nel sapere cosa si vuole. Durante l'estate ho collaborato con un ingegnere civile è soleva dire che "è più importante sapere dove arrivare ma non sapere come arrivarci che sapere come arrivare da qualche parte ma non sapere dove andare". Bisogna avere idee ben precise prima, perché una volta avviato il progetto tornare sui propri passi può rivelarsi molto doloroso. Bisogna fissare dei punti programmatici per aiutarsi durante lo sviluppo, per capire realmente cosa si vuole ottenere. Dal punto di vista puramente tecnico, invece, le difficoltà sono relative perché esiste una soluzione per tutto.

G. A: - A quali modelli da pista ti stai ispirando per la tua motocicletta?
P. - Yamaha YZR500 OWK-1, Aprilia RS3 Cube, Ducati GP800 del periodo fortunato di Stoner…ogni modello ha qualcosa d’interessante che m’ispira in fase di progetto. L’NR500 del 1984, ad esempio, aveva i cerchi in fibra di carbonio; la Brough Superior che ha gareggiava in Moto2 aveva la monoscocca in fibra di carbonio. Anche il mondo delle automobili è una grandissima fonte d’ispirazione. Vorrei provare ad integrare soluzioni di uso comune sulle auto da pista, e progettare una motocicletta che prenda il meglio da entrambi i settori come è stato fatto, per esempio, con le famose alette delle MotoGP che hanno permesso d’abbassare i tempi sul giro. Un'altra cosa che secondo me terrà banco nei prossimi anni sarà l'utilizzo di scarichi ad “effetto Coanda”, utilizzati in Formula 1. Lo scarico integrato nella parte inferiore della carena (quindi senza sporgenze) può portare ad ottenere un flusso aerodinamico più favorevole rispetto agli attuali sistemi di scarico con evidenti vantaggi nei tratti più veloci. Sarebbe pazzesco avere una moto con le ali come in MotoGP ed una "carrozzeria" dalla maggiore efficienza aerodinamica grazie ad una forma tridimensionale molto più "pulita".
G. A: - Hai dei punti fermi, dei “dictat” da rispettare nel progetto? Perché?
P. - Assolutamente si: il motore della CBR600RR che pur non raggiungendo gli alti regimi dell’R6 e nonostante il gap di potenza rispetto a Kawasaki 636 e Suzuki 600 (senza dimenticare le “europee” di cubatura superiore ma frazionamento minore), è una certezza assoluta, leggero (circa 40 chili), equilibrato nelle prestazioni e ottimo per quanto riguarda i costi e i materiale. Arrivare a 140-145 cv non è un'utopia, anche se è comunque difficile. Si parla di potenze specifiche prossime ai 240 cv/litro che è un valore incredibile, soprattutto se paragonati ai dieci cilindri aspirati delle Formula 1 di alcuni anni fa che orbitavano intorno ai 320 cv/litro. Pensare di tirare fuori un motore a quattro cilindri da 240 cv/litro è roba da MotoGP. Un altro caposaldo del progetto è l'ampio utilizzo di materiali compositi per contenere il peso e garantire elevate prestazioni senza “spremere” troppo il motore.

G. A: - C’è qualche particolare curioso che vorresti avesse la tua motocicletta?
P. - Mi piacerebbe fosse presente una centralina programmabile dotata di datalogging e liberamente configurabile dall'utente con infinite configurazioni, ma mantenendo di base tre programmi standard regolati su tre diversi livelli di potenza. Inoltre mi piacerebbe molto che questa centralina fosse dotata di traction control (anch'esso liberamente configurabile fino a disinserirlo totalmente). L'elettronica può essere un grandissimo asso nella manica di questa moto.
G. A: - Hai già previsto costi e attrezzature necessarie a realizzare il tuo progetto?
P. - Ho previsto un budget intorno ai 20.000 euro. Per quanto riguarda le attrezzature il problema principale deriva dagli stampi degli elementi in compositi, ma oltre quello tutto ciò che mi serve è roba che non è difficile da trovare.

G. A: - Ti sei già prefissato un record da battere (tipo il miglior tempo sul giro in qualche circuito a te preferito)?
P. - Non ho prefissato alcun record da battere, però ci sono dei circuiti in cui mi piacerebbe girare come ad esempio Potrero de Los Funes, oppure i circuiti giapponesi di Suzuka, Fuji Speedway e Motegi Twin Ring, oppure il Red Bull Ring o il Nurburgring GP Strecke oppure Oulton Park in Inghilterra, per non parlare degli stradali di Macao. Siuramente un sogno ricorrente è quello di riuscire a segnare un tempo da brividi all’Isola di Man.


P.S. se avete domande (soprattutto tecniche) o curiosità, scriveteci e noi vi risponderemo.