giovedì 11 dicembre 2014

YAMAHA

SR500 STORM BUDDY by STAWOMIR PAN
Ecco una storia in pieno stile Garage Italiano. Un ragazzo di 28 anni, Stawomir, nato e cresciuto a Varsavia che inizia a correre sulle BMX e con il tempo scopre il sapore delle due ruote a motore.
Un giorno con il suo amico Paul decidono di costruire una cafè racer su base Yamaha SR armati di tanti sogni e poco denaro. Il risultato non soddisfa i due giovani che quindi rimettono mano all’intero progetto e decidono che forse una flat track sarebbe stata più consona per i loro gusti. E così nasce la verdissima Storm Buddy. Trovata una SR 500 del 1983 cui è stato “sistemata” la parte posteriore del telaio con un gioco di taglia e cuci degno dei migliori customizer. Come dico sempre per costruire una special in casa servono un’idea e degli amici folli come te che ti seguono ed aiutano. E difatti il serbatoio, da accoppiare al codino da flat, viene gentilmente offerto da un amico di Stawomir che trova il pezzo in un cantiere dove lavorava. Potendo agire senza vincoli si è puntato sulla pulizia delle linee senza dover utilizzare obbligatoriamente pezzi aftermarket standard. E difatti se davanti la tabella porta numero è auto costruita in metallo ed ingloba un faretto aftermarket, dietro lo stop è inserito nel telaio. Il resto del cablaggio elettrico è stato semplificato con accensione nuova e batteria più piccola poste sotto la sella e frecce più aderenti al corpo del mezzo. Il propulsore è stato smontato e sabbiato. La preparazione ha previsto un aumento della compressione, la lavorazione della testa nuovi cuscinetti e guarnizioni ed un carburatore Mikuni TM36 con filtro più aperto. Conseguentemente sono stati migliorati anche i freni con un mix di più parti: disco Brembo da 320 millimetri con pinza a due pistoncini (Yamaha FZ6) e pompa di una Kawasaki ER5. Ruote, telaio e forcellone sono stati sabbiati e riverniciati a polvere. E proprio il colore è l’elemento più caratteristico di questa special. Il verde lime ha interessato alcuni particolari del motore (copri valvole e carter) e tutte le sovrastrutture, riproducendo lo stile delle grafiche delle motociclette da corsa anni ’70 della Yamaha. Va da sé che questa soluzione può essere apprezzata o meno ma a Stawomir piaceva così e tanto deve bastarci. Naturalmente la moto è provvista di parafanghi, indicatori di direzione e specchietti per la libera circolazione. Ed ora una domanda: quanti di voi stanno ancora leggendo questo articolo immaginandosi già nel proprio box ad armeggiare su una vecchia monocilindrica jappo?