giovedì 7 maggio 2015

OPEL MOTOCLUB

SILVER/RED BIRD
Si fa un gran parlare in quest’ultimo periodo della pubblicità della Opel Mokka dove il protagonista dello spot scherza un pò troppo allegramente con un gruppo di biker. Il web tra le altre cose ha sfornato diverse parodie in merito con finale “tragico” per l’automobilista.
Eppure il legame tra il marchio (ex) tedesco e il mondo delle due ruote è storicamente radicato nella sua storia fin dagli albori. Difatti la Opel di Rüsselsheim si dedicò alla produzione in serie di motociclette già agli inizi del secolo scorso; addirittura è stato uno dei primi produttori di moto in Germania. Nel ‘25, la divisione moto fu smantellata per destinare l'impianto di produzione alle automobili. Ma già nel ‘27 si lavorava ad un nuovo prototipo a due ruote che avrebbe visto la luce qualche anno dopo con il nome di Opel Motoclub (noto anche come Motoclub 500). Per questo motivo nel ’28 vennero acquisite le officine Elite-Diamant compresi i diritti per la produzione di una motocicletta con telaio in acciaio e forcella oscillante progettata da Ernst Neumann-Neander, la Neander P3 (da cui deriverà appunto la nuova 500 della Opel).
La caratteristica principale della Motoclub era il telaio realizzato con pezzi di lamiera acciaio pressata e rivettati tra di loro. Ciò permetteva di ridurre i costi e i tempi di produzione (scesi da una media di 20 ore alle 4 necessarie per assemblare una Opel). Contemporaneamente il telaio risultava più durevole e rigido rispetto ad un’unità convenzionale. Altra peculiarità era la verniciatura..assente. Ernst Neumann-Neander aveva sviluppato la finitura per galvanizzazione delle lamiere che riduceva i costi e proteggeva dalla corrosione. Altro vezzo era la sella (ribattezzata “seat club”) montata a sbalzo su un sistema di molleggio che sfruttava foglie di lamiera ed elementi ad aria. Per aumentare il comfort la sospensione anteriore venne ridisegnata completamente combinando elementi in lamiera stampata con pattini e balestre; il retrotreno era ad assale rigido. La Motoclub pesava circa 135 chili, aveva una lunghezza totale di 2.200 millimetri e montava cerchi da 26 pollici. Il propulsore era un monocilindrico di 496 centimetri cubici declinato in due versioni: 16 cavalli con valvole laterali per la versione touring “T” da 105 chilometri orari e 22 cavalli con distribuzione ad aste e bilancieri per la versione supersport “SS” da 120 chilometri orari. 

Entrambi gli allestimenti avevano una trasmissione a tre velocità, bielle e albero motore su cuscinetti a sfera e cilindro d’alluminio con mantello in acciaio. Un opuscolo dell’epoca paragonava la Motoclub a un “uccello rosso e argento” poiché l’unica colorazione prevista era appunto l’argento per le parti di metallo e il rosso per pelle e accessori di gomma (compresi gli pneumatici). Fritz von Opel fondatore del marchio, creò una versione speciale e più potente della Motoclub da 30 cavalli e con sei razzi Sander a propellente solido montati sui lati. Basato su un modello di pre-produzione si guadagnò rapidamente l’appellativo di “Mostro” e montava manubrio e forcella anteriore modificati e pedane più larghe. L'obiettivo era quello di battere il record mondiale di velocità per motocicli. La velocità teorica del “Mostro” era di 220-225 chilometri orari (sfruttando anche la spinta dei razzi che sarebbero stati accesi in tre diverse fasi: a 145, a 180 e a circa 200 chilometri orari). Per motivi di sicurezza le autorità non diedero il benestare all’impresa e se si eccettua un collaudo sulla pista dell’Avus del ’28, l’unica apparizione pubblica avvenne al Salone Internazionale dell'Automobile nello stesso anno e in forma statica. Fritz noto anche come “uomo razzo”, stabilì due record con altri mezzi e sempre con la medesima propulsione a razzo. Alla fine del ‘29 lasciò l’azienda e si ritirò in Svizzera. Nello stesso anno l'80 per cento delle azioni Opel furono vendute alla statunitense General Motors, che due anni dopo ne completò l'acquisizione. Nel ‘30 la produzione di motociclette fu definitivamente abbandonata e la nuova proprietà si concentrò unicamente sulle automotive.