martedì 26 aprile 2016

YAMAHA

XS 400 by ELLASPEDE
Ci siamo sempre chiesti che effetto farebbe trovare una vecchia motocicletta dentro ad un granaio. Lo immaginiamo come uno di quei momenti che ti fanno brillare gli occhi a prescindere dalla maggiore o minore rarità del mezzo trovato.
La verità è che se state leggendo questo pezzo siete uno di quei motociclisti che quando va in vacanza in qualche paesino lontano dalla “civile” caoticità della città, drizza le orecchie quando sente storie di gente del posto pronta a giurare di sapere dove si trova questa o quella vecchia moto (spesso rossa o nera) nascosta sotto un telone. Ecco queste sono storie che, per gente come noi, vuol dire solo una cosa: caccia al tesoro! Naturalmente per la legge dei grandi numeri questi tipi di ritrovamenti sono sempre più rari e la storia che con poche lire ci si può portare a casa una motocicletta unica è una leggenda che la scaltrezza odierna degli “anziani di paese” ha bellamente smitizzato. Ciononostante infrequente non vuol dire impossibile. Prendete Dan, per esempio, che vive in Australia e ha sempre apprezzato le dimensioni raccolte e la fruibilità della Yamaha XS 400. Mentre cercava questo specifico modello, ne trova una del ’77 dentro una stalla ben nascosta sotto un telo. Vista (o sarebbe meglio dire scoperta?), pagata e portata a casa, la affida ai customizer di Ellaspede per trasformarla nella sua SX 400. Lo stile? Bobber con un pizzico di caffè…ehm cafè. Come da prassi si parte dal telaio, denudato, choppato nella parte posteriore e alleggerito di ogni orpello non necessari allo scopo (staffe e attacchi). La forma del nuovo telaietto riprende l’angolazione del serbatoio e integra lo stop a led per risultare pulito e filante. Poiché si tratta di una moto “fun” da godere in solitaria, gli attacchi delle pedane del passeggero sono state riutilizzate per sostenere gli scarichi (sdoppiati, corti, bendati e un po’ più liberi) mentre la sella pensata per una posizione “alta” è stata riprogettata e completata con un “cassetto” in lamiera atto a contenere la batteria e buona parte dell’impianto elettrico. Per le sospensioni si è optato per un anteriore Aprilia RS 125 (comparto frenante compreso) accoppiato con piastre lavorate CNC, manubrio LSL con leve regolabili e acceleratore Tommaselli più largo e basso, mentre al retrotreno sono stati piazzati degli ammortizzatori di serie con molle progressive (ma dalla corsa ridotta). Cerchi a raggi Excel da 18 (anteriore) e 17 pollici (posteriore) accoppiati a pneumatici Avon Roadrunner (120/90 e 130/90). La larghezza della ruota posteriore ha richiesto l’utilizzo del forcellone di un SR 500 e di nuovi distanziali per pignone e corona; curiosamente si è deciso di mantenere il freno a tamburo originale per mere questioni di look. Dal catalogo Motogadget provengono indicatori, mini strumento, interrutori e altra componentistica elettrica. Anche il bicilindrico di 392 centimetri cubici ha ricevuto le attenzioni del caso. Oltre a nuove aste, valvole, cuscinetti e guarnizioni e pistoni maggiorati, si è provveduto a riequilibrare l’albero motore, a lavorare per bene condotti e camera di combustione della testata e a montare filtri più aperti (che fanno il paio con il sistema di scarico sdoppiato in acciaio inox). La scelta della grafica è stata quasi ovvia: ispirazione al mondo racing e fine dei giochi. E’ vero che in casa Yamaha esiste un’altra bicilindrica di 650 centimetri cubici e che con una RD 400 si avrebbe avuto a disposizione una maggiore cavalleria, ma l’equilibrio tra dimensioni, cilindrata e potenza del 400 (pur maggiorato) è risultato imbattibile per Dan. E chi siamo noi per affermare il contrario?