mercoledì 27 aprile 2016

YAMAHA

TX 650 by HAGEMAN MOTORCYCLES
L’XS 650 è stata la prima quattro tempi della casa di Iwata prodotta per far fronte alle sempre più incalzanti normative antinquinamento americane dei primi anni ’70. La TX altro non era che la sigla con cui Yamaha volle provare, nel ’72, a raggruppare sotto un’unica famiglia tutta la produzione a ciclo otto con cilindrate comprese tra 500 e 750cc.
La TX 650 in sostanza era una SX 650 seconda serie modificata solo nella veste grafica. Si sa che un errore di progettazione rendeva questi propulsori cagionevoli nell’uso prolungato con temperature elevate. E la storia ci dice che per distaccarsi da questa debacle ingegneristica, fu reintrodotta la sigla SX per differenziare i nuovi prodotti da quelli disastrosi del passato. Ciò premesso la TX 650 oggetto di questo post è una pregevole interpretazione race replica di Hageman Motorcycles, soprattutto se si considera che la base di partenza era una classica “naked” turistica con lo stile delle giapponesi degli anni ’70. Le carenature sono state realizzate dalla californiana Airtech (produttrice di “vestiti” per moto da corsa dagli anni ’80) e basta svitare sei bulloni per trasformare questa TX da sportiva a cafè racer con cupolino o completamente nuda. Il serbatoio (sempre Yamaha ma di una XS 750) riprende i dettami delle motociclette da corsa degli anni ’70, con una forma allungata che invita a “sdraiarsi” fino a raggiungere il manubrio Clubman. Vernice nera e sella home made completano la parte estetica della race replica. Unici lussi concessi al “fanatismo” del mondo delle corse sono le tabelle gialle e la doppia striscia racing. Meccanicamente si è cercato di rendere la TX a livello dell’estetica. Abbassato il baricentro spostando il motore più avanti e più in basso (un centimetro in entrambe le direzioni), il bicilindrico è stato oggetto di attenzioni particolari non tanto per sprigionare più potenza quanto per renderlo più affidabile e fruibile. Nuova accensione Boyer Bransden digitale, batteria di ultima generazione, nuovi carburatori (Yamaha ma più recenti) e scarico sdoppiato con terminali a cono/controcono che magari risultano molto vicini all’asfalto, ma si amalgamano perfettamente con lo stile dell’epoca a cui ci s’ispira. All’anteriore la forcella (ora regolabile nel precarico) ruota su nuovi cuscinetti conici mentre dietro sono state montate molle progressive. In sostanza si è puntato a risolvere i problemi del modello originale piuttosto che operare stravolgimenti sostanziali. Difatti questa special è in regola per circolare su strade aperte al pubblico. Ecco perché sono montati fari, specchietti end bar, strumentazione completa, interruttori di serie e cavalletto. Piuttosto si è provveduto a modificare la posizione in sella grazie anche a nuove pedane e comandi arretrati. E ora una sorpresa: si potrebbe supporre che questa preparazione sia recente. Invece risale a oltre un decennio fa’ e permette di comprendere quanto un gusto fuori dal tempo e la capacità di tendere alla semplicità possano garantire risultati (e stile) duraturi. In effetti se non fosse per alcuni particolari “moderni” questa TX 650 potrebbe sembrare una vecchia moto da gara (magari da TT) tenuta in buon ordine fino ad oggi e tirata fuori dal classico box per portarla a qualche rievocazione in pista.