martedì 22 marzo 2016

HARLEY-DAVIDSON

EVO 1340 “SPIRIT OF SEMTEX” by PATRICK “PADDY” HOOK feat WELBRO ENGINEERING
La peggiore idea che si possa avere con un’Harley-Davidson è quella di customizzarla per renderla allo stesso tempo più leggera, piccola, bella e tecnologicamente avanzata. Sempre che voi non siate Patrick “Paddy” Hook, attivo per diversi anni nel mondo delle corse a due e quattro ruote come tecnico dell’acquisizione dati.
Naturalmente la vicinanza con le factory gli ha permesso d’accedere a tecnologie, materiali e accessori racing, tutti confluiti nella sua special basata su un Evo 1.340 degli anni ’80. Tanto per rendere l’idea, Patrick ha iniziato a costruire la sua moto sul tavolo della cucina con l’intento di partecipare alle gare per le bicilindriche (Battle of Twin). Il primo problema è stato quello di ridurre la cilindrata dal momento che il limite massimo di categoria era di 1.300cc. Così ridotta la cubatura prima a 1.232cc (poi riaumentata fino a 1.290) e assemblato un telaio in tubi d’acciaio, Paddy è sceso in pista nell’88. Nel frattempo il lavoro lo porta nel motomondiale (team Suzuki Lucky Strike) dove sviluppa, tra le altre cose, software per la gestione delle sospensioni attive Kayaba, per lo studio del pattinamento delle Michelin e per l’analisi delle geometrie del telaio da corsa. Conclusa quest’esperienza dedica più tempo al suo progetto, ed avendo accumulato materiale racing (ed esperienza per utilizzarlo) si mette a lavorare ad una versione 2.0 della sua Harley da corsa insieme ad Alan di Welbro Engeneering. Il primo step evolutivo ha riguardato il telaio progettato utilizzando proprio il suo software. Ora è un bitrave d’estrusi d’alluminio 7020 (materiale aerospaziale resistente, leggero e che non necessita di trattamenti termici) con tubi che ancorano il basamento motore. I calcoli preliminari hanno permesso di definire le posizioni del perno forcellone, della testa dello sterzo, dei punti d’ancoraggio di motore, trasmissione e forcellone in modo da ridurre il momento polare d’inerzia…che in parole semplici vuol dire che la motocicletta gira, accelera e frena con minore sforzo a parità di peso e di dimensioni globali. Un bel risparmio di fatica che in pista si trasforma in secondi preziosi ogni giro. Per concentrare le masse ha ridotto di ben tre pollici la distanza tra il gruppo frizione/cambio e il motore; pollici che poi sono stati aggiunti al forcellone posteriore così da poterlo allungare senza modificare l’interasse: geniale! Dicevamo il motore, bicilindrico americano che di serie aveva praticamente più nulla. Albero a gomiti con volano S&S modificato e riequilibrato, bielle e pistoni Cosworth (ricordate che aveva lavorato anche in Formula Uno? Bene, ora sapete anche con chi), cilindri originali pesantemente modificati per ridurre la corsa, testate a quattro valvole, doppi carburatori Weber da 40mm (uno per ogni camera di combustione con collettori quanto più rettilinei per ottenere cavalli extra), accensione Interspan Racing e sistema di scarico sdoppiato in titanio con silenziatori (a tal proposito Patrick afferma che sono così silenziati da far…sanguinare le orecchie!). Nella mente di Patrick tutto il gruppo propulsore/cambio deve essere montato quanto più in alto possibile per poter sfruttare al massimo la maneggevolezza piuttosto che la stabilità; ecco spiegato il motivo della forma del nuovo telaio che abbraccia il motore sfruttando tutto lo spazio in altezza disponibile per contenerlo senza inficiare le caratteristiche del nuovo progetto. Il resto della componentistica è abbastanza intuitiva: sospensioni Kayaba da competizione, forcellone posteriore Welbro, cerchi da 17 pollici da competizione in magnesio della Marchesini, pneumatici Michelin da competizione (con l’opzione tra rain, intermedie o slick pure), freni AP da…competizione (anche in questo caso a seconda delle condizioni meteo si potrà scegliere di montare elementi in carbonio o acciaio) e verniciatura…assente, perché aggiungerebbe peso inutile. In questo frangente è divertente leggere come la voglia di non scendere a compromessi abbia prodotto notti insonni ed esperimenti al limite della follia. Ad esempio ogni componente è stato pensato e ripensato sia prima che dopo la realizzazione. Poteva essere più leggero? Poteva esser limato qualche grammo? Poteva essere prodotto con un altro tipo di materiale? E il serbatoio (bello, intrigante nelle forme e funzionale)…immaginato e realizzato a mano da un unico foglio d’alluminio, ha movimentato le notti di Alan che da buon perfezionista non era mai contento del risultato ottenuto, arrivando addirittura a ipotizzare un nuovo componente perché la luce colpiva le saldature in un modo che lui non gradiva! Alla fine le premesse (leggera, piccola, bella e tecnologicamente avanzata) sono state rispettate (circa 100 cavalli per 130 chili, con telaio, sospensioni e geometrie  pensati per una moto da strada prima di tutto agile). E’ curioso notare come Patrick e Alan abbiano anticipato di un buon quinquennio le Buell della serie X9 e X12 con il loro telaio e la posizione dei cornetti d’aspirazione. E infine, per rendere giustizia ad una special di questo tipo (e dal carattere sicuramente sanguigno) le è stato dato un nome che è tutto un programma: Spirit of Semtex. Per chi non lo sapesse il semtex è un prodotto simile al C4 ma molto più potente…come dire che stare in sella a quest’Harley equivale a stare seduti su una cassa di potentissimo esplosivo!