martedì 19 gennaio 2016

INTERVISTA

CHRISTIAN BAGUTTI

Henry Ford soleva dire della Model T “Ogni cliente può ottenere una Ford T colorata di qualunque colore desideri, purché sia nero”. Al di là delle contingenze tecniche, questa frase è l’apoteosi del concetto di produzione di massa.
Di per se non è sbagliato, ma se già nel settore delle automobili la customizzazione è un piacere (costoso) che inizia dalla scelta degli optional, nel mondo delle due ruote è una contingenza dettata dalla natura ludica del mezzo. Christian Bagutti avvertiva la mancanza d’originalità nella produzione in serie odierna e vi ha posto rimedio. Lo abbiamo intervistato per voi partendo proprio dalla sua special: la XJR Patton.

Garage Italiano - Iniziamo dalle basi. Sei fondatore ed editore del magazine Case Style ma anche appassionato motociclista. Qual’è stata la scintilla che ti ha portato alla realizzazione della XJR Patton?
Christian Bagutti - Tutto nasce dal presupposto che le fantasie possono tramutarsi in realtà e così in effetti è stato. Non mi appagavano i modelli in commercio, troppo simili nell’estetica, linee spigolose e decisamente anonime. Volevo tra le mani un motore potente ed una linea morbida ma “incazzata”, un mix tra passato e presente… una “new vintage” come la definisco io. Ancor prima di acquistare la Yamaha XJR originale avevo aperto in photoshop una fotografia recuperata dal web ed ho iniziato a modificarne l’avantreno e la colorazione del serbatoio, fino a rinnovarne completamente il posteriore. Avevo già tutto in testa quindi il montaggio a computer è stato veloce. Quella era l’idea iniziale e quella è rimasta fino alla fine.

G.I. - Codino modificato, avantreno di una RSV4 factory e livrea ispirata alle Yamaha da GP anni ’80: hai fatto tutto da solo o ti sei affidato a specialisti del settore?
C. B. - Molti componenti sono stati realizzati da mani esperte artigiane su mio disegno personale, in primis voglio ricordare la professionalità di Vito Rosciano CNC nella realizzazione delle piastre di sterzo per il nuovo avantreno RSV4 Factory. Il posteriore originale è stato eliminato completamente a partire dal telaio che ora ospita la nuova sella biposto disegnata e realizzata anch’essa da me. La colorazione doveva essere “hot”… fuoco… e penso che l’obiettivo sia stato centrato.

G.I. - Molti pezzi nascono da tuoi disegni. Rispondono prima di tutto ad un’esigenza tecnica o estetica?
C. B. - L’estetica non deve influire negativamente sulla ciclistica. Il tutto è stato pensato ai fini di una massima resa esteriore sulla base del concept iniziale, ma allo stesso tempo la presenza di nuovi componenti racing ed artigianali hanno avvalorato ulteriormente la guidabilità che ora risulta ancora più precisa e sicura. Persino la posizione di guida è veramente eccezionale, ovviamente parlo per me stesso poiché l’ho realizzata in base alle mie caratteristiche fisiche non propriamente esili di 193x103. Inoltre è stata alleggerita tantissimo, l’impressione è di guidare un 600.

G.I. - Ci hanno colpito tre particolari: i copri ammortizzatori posteriori, la tabella porta numero anteriore trasparente e le calamite sui riser per agganciare lo smartphone che funge da strumentazione.
C. B. - Qualche spunto l’ho preso anch’io… Innanzitutto mi ritengo il classico smanettone da smartphone e quindi avevo già notato alcune applicazioni che potevano sostituire la classica strumentazione. La cosa interessante è che le app permettono svariate combinazioni grafiche del tachimetro, quindi, in base, diciamo, “all’umore” del momento è possibile impostare quello più adatto graficamente o di colore. Le calamite che sorreggono lo smartphone le considero veramente una chicca… penso non esista sul mercato un sistema cosi minimale ed immediato nel fissare lo smartphone al manubrio! Le “calze” agli ammortizzatori?... generalmente le utilizzano i quad in gara, mi piaceva l’idea ma anche questa doveva essere personalizzata, quindi ho preferito farle realizzare dal mio sarto di fiducia in total red e rigorosamente anonime!.

G.I. - Possiedi altre motociclette customizzate?
C. B. - Ho una divertentissima Harley 1200 XR total black modificata flat track ma non paragonabile alla XJR Patton… e poi qualche altro mezzo ma originale.

G.I. - Da dove viene il nome della tua special?

C. B. - Sono appassionato della seconda guerra mondiale, in particolare mi ha sempre affascinato il generale Patton che liberò la Sicilia dall’invasione nazista. Il mio bull terrier l’ho chiamato Patton in onore del militare d’acciaio americano, mentre la mia femmina anche lei di razza bull terrier si chiama Beatrice, moglie siciliana del generale. La XJR l’ho chiamata Patton, questa volta in onore del mio cane maschio.