martedì 9 febbraio 2016

PERSONAGGI

FABRIZIO “SUGAR” FAVRE
Iniziamo subito col dire che il soprannome, “Sugar”, gli è stato dato per il suo modo di fare accogliente. Ma fermarsi qui sarebbe davvero riduttivo. Favre è un customizer dieci anni (e forse più) avanti. Ha un carattere estroverso che ti spiazza e poi t’illumina. E’ professionale in tutto quello che fa. E’ un preparatore di motociclette ed automobili (andate a guardare il Maggiolino modificato usando pezzi di un guard rail) e un fine osservatore del mondo tanto che si potrebbe parlare della “Filosofia di Favre”.
A differenza d’altri, lui è stato davvero un “modificatore” precoce al punto che a 16 anni costruì la sua prima Hot-Rod. Stretta davanti, larga dietro, con il motore cromato e a vista, pur non avendo assimilato, allora, quel tipo di cultura, aveva realizzato qualcosa che non conosceva ancora…e lo aveva fatto bene. Ciononostante il primo ricordo che ho di Fabrizio è forse anche quello che ne esprime meglio la persona e l’impatto che essa produce. A metà degli anni ’90 si mette in testa di costruire una moto di carattere, una naked quando il fenomeno non era ancora completamente esploso, che unisse un’anima racing con lo spirito custom. Nasce la Moto Guzzi Ibrid, una Le Mans 1.000 che di originale mantiene ben poco. Cilindrata portata a 1.180cc, pistoni stampati, teste e albero modificati, valvole maggiorate, bielle lucidate e alleggerite, volano e distribuzione ad ingranaggi in ergal, radiatore olio e pompa maggiorata, accensione elettronica, carburatori da 41mm, rapporti ravvicinati e scarico due in uno in titanio. E fin qui le migliorie al propulsore che potremmo definire “classiche”. Proseguendo abbiamo il telaio tagliato (culla eliminata), forcella Marzocchi con piastre autocostruite, mono Ohlins, cerchi da 16 pollici in magnesio, dischi freno maggiorati, pompa radiale, e ben tre pinze freno posteriori PM. Questa la scheda tecnica. Ma osservate bene lo stile e ricordate il contesto. Il Monster era uscito da pochi anni; le giapponesi vendevano sportive carenate e i tedeschi cominciavano pian piano a scoprirle e a montare goffi codini CBR sparati verso il cielo. Chi si sarebbe mai sognato una coda come quella di Favre? Nessuno tranne lui…fino ad allora. E’ talmente audace che durante la settimana del bike show di Daytona la Ibrid divide i visitatori: chi ne ama lo stile e chi non lo comprende. In realtà la trasferta americana può essere definita un successo senza eguali. Un italiano in sella ad una motocicletta italiana sfida gli americani sul loro terreno, nel tempio del custom, con un prodotto che ben che vada potrebbe essere definito non convenzionale (soprattutto allora) e suscita un enorme interesse al punto che viene avvicinato dalle grandi riviste del settore e quando una mattina un fotografo gli chiede di poter effettuare alcuni scatti alla Ibrid succede l’impensabile. Nel tratto di spiaggia di Daytona Beach si sta svolgendo un bike show e l’area è gremita di addetti al settore e spettatori. Fabrizio comincia a muoversi sulla sua Guzzi e catalizza l’attenzione di tutti i presenti tanto che per parecchie ore deve ripetere il percorso. I fotografi si prenotano per servizi in esclusiva e non c’è particolare della Ibrid che non venga immortalato. Qualche giorno dopo in occasione della Bike Week di Daytona viene invitato dagli organizzatori a partecipare alla sfilata che attraversa Main Street. In pratica si deve percorrere l’intera via a passo d’uomo e, a richiesta del pubblico, fornire performance spettacolari. In un tratto presieduto da italiani e da appassionati del bel paese, si inizia ad udire distintamente la parola “Italia, Italia” e “burn out”. Ci vuole davvero poco perchè Fabrizio si esibisca in uno spettacolare “brucia pneumatico” con giubilo della folla. In quel preciso momento lui era l’impersonificazione di un’intera nazione sul suolo americano. Da lì in poi è storia abbastanza recente: collaborazioni con rinomate riviste di settore, giudice nei maggiori contest, presidente della FIC (Federazione Italiana Customizer). E’ stato anche insignito del prestigioso titolo di “Master Bike Builder” di massimo livello dall’International Master Bike Builder Association. A suo tempo Big Daddy Rat organizzatore dei più grandi e importanti Bike Show non esitò a definirlo “il più grande Customizer Italiano del momento”. Oggi Fabrizio si trova in America a Jacksonville dove ha allestito una custom show room con una superficie di 4.000 metri quadrati.