lunedì 29 febbraio 2016

VICTORY

OCTANE
Se vi sembra d’averla già vista da qualche parte, se avete quella strana sensazione di dèjà vu, non siete per nulla in errore. La Victory Octane è parzialmente derivata dalla Indian Scout 1.200. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti, dal momento che Indian Motorcycle e Victory sono marchi di proprietà della Polaris Industries.
E in un’ottica di razionalizzazione delle basi dei modelli, le sinergie sono accettabili se non addirittura ben viste come in questo caso. Infatti se la Scout è brillante, la Octane è la versione arrabbiata o come dicono in America “il lato Mr. Hyde della Scout”. Simile ma non uguale, la Octane è in effetti il primo modello derivato dalla nuova piattaforma 156; o meglio è la derivazione di serie del prototipo Ignition che ha corso alla Pikes Peak, derivato dal progetto 156. La piattaforma è composta da un telaio in alluminio pressofuso con elementi d’acciaio di rinforzo e motore semi portante. Sicuramente la Octane è un modello che può essere considerato sportivo ma alla maniera…americana. L’interasse per esempio è di 1.578 centimetri, il peso totale di circa 243 chili (basso in realtà se lo si paragona alla produzione Victory) e l’angolo di inclinazione del cannotto di sterzo di 32 gradi. Si intuisce subito che queste misure non sono quelle classiche da sportiva europea ma da dragster made in U.S.A. Tutto il carattere della Octane si concentra, quindi, nel motore un bicilindrico di a V di 60° di 1.179 centimetri cubici con distribuzione bialbero in testa a quattro valvole, raffreddamento a liquido, cambio a sei marce e trasmissione finale a cinghia dentata. Si tratta del primo motore prodotto dalla Victory con raffreddamento a liquido in grado d’erogare (dai dati ufficiali) circa 105 cavalli a 8.000 gitri minuto e 99 nanometri di coppia massima a 6.000. Ma i riferimenti più importanti (almeno secondo i parametri del pubblico americano) sono l’accelerazione sul quarto di miglio coperto in circa 12 secondi e lo 0-60 miglia (96,5 chilometri orari) in meno di quattro. Si tratta di una custom non c’e’ dubbio (la sella si trova a 658 millimetri da terra) ma la potenza del motore la piazza nel segmento delle moto brucia semaforo. Più classica la ciclistica con forcella teleidraulica da 41 millimetri, forcellone posteriore con doppi ammortizzatori (regolabili e inclinati di ben 53 gradi), cerchi in alluminio da 18 (davanti) e 17 pollici (dietro) con pneumatici rispettivamente da 130/70 e 160/70 e disco freno anteriore da 298 millimetri. Quindi nasce prima per gli U.S.A. o per l’Europa? Strizza l’occhio ai clienti al di qua o al di la dell’oceano? Per trovare una risposta a questa domanda serve fare una riflessione più profonda. Appare evidente come il gruppo Polaris stia portando avanti un “attacco” al cuore dell’Harley-Davidson, avviando con la Scout Sixty e con la Octane la scalata al segmento della Sportster. Entrambi i modelli stanno accerchiando la piccola di Milwaukee sia dal punto di vista del prezzo (Indian poco sotto e Victory poco sopra) con il plus dei motori di nuova generazione e prestazioni superiori. E’ difficile dire chi uscirà vincitrice da questo scontro. Se da un lato l’Harley-Davidson può vantare un blasone e una presenza ininterrotta di oltre 113 anni, le altre due posseggono solo parte di queste caratteristiche (cui tentano di sopperire giocando la carta delle prestazioni). Più probabile quindi ipotizzare una divisione del mercato da parte dei clienti, a seconda che si cerchino più prestazioni o maggior pedigree.