mercoledì 26 ottobre 2016

CANNONBALL TROPHY

MEMENTO AUDERE SEMPER
Un’idea audace per certi versi sfrontata e dove, a differenza di quanto accade oggigiorno, il "vincitore" è uno solo e accertato. 1000 chilometri da fare rigorosamente in motocicletta, senza sapere da dove s’inizia (quantomeno fino a poco prima della partenza) e senza sapere dove si arriverà.
I mezzi? Tutti quanti, di qualunque epoca e marca con l’unica eccezione per quelle a carburatori che potevano essere raffreddate ad aria o a liquido a differenza delle moto a iniezione raffreddate solo ad aria. I riders? Idem. L’unico nemico è il tempo secondo la più classica formula: coprire la distanza concertata nel minor tempo possibile per decretare un solo "vincitore". Alla chiamata della corsa più pazza del mondo hanno risposto 35 motociclisti (uomini e donne dai ventotto ai sessantotto anni), pionieri di una spettacolare gita fuori porta che li ha condotti dalla campagna toscana all’alto piano di Campo Imperatore, sulla Futa, attraversando l’Emilia-Romagna, l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo e tornando indietro su un altro percorso, per vivere un’esperienza piena di emozioni e imprevisti. La lancetta del tempo ha decretato come primo arrivato Alessandro Motorè che ha condiviso con gli avversari la gloria di partecipare a un evento irripetibile che sarà la base e l’ispirazione di un libro iconico. Un volume che racconterà la passione per l’avventura, per la condivisione e per le sfaccettature di chi fa della moto una compagna di vita. Una prova di resistenza psicologica e fisica, che ha visto i protagonisti di questa straordinaria esperienza di vita confrontarsi con i diversi tipi di manto stradale, sfidare le intemperie e gli sbalzi termici. La Cannonball Trophy ha esaltato e fatto rivivere i sentimenti di libertà, di condivisione e autenticità con il piacere di “sporcarsi le mani” per costruire un sogno fatto di uomini e bulloni. Sono stati lasciati a casa belletti e lustrini per un’immersione old style tra pneumatici consumati, olio motore, cuscinetti scoppiati, freni usurati e l’imprescindibile volontà di giungere alla meta. Dino Romano il vero motore di questa impresa, racconta: “Ho curato il mio sogno per anni. Volevo mettere insieme persone che sanno vivere l’aspetto più romantico e goliardico delle due ruote e finalmente la Cannonball Trophy è diventata realtà. La prima iniziativa del genere in Italia, rimarrà unica per sempre, per le persone che hanno partecipato, la sana leggerezza che ha accompagnato questi temerari e la consapevolezza di passare alla storia come i numeri uno in assoluto”. E se è vero quel che dicono, e cioè che la storia o si vive o si racconta, forse siamo stati spettatori di un nuovo/vecchio modo di vivere l’avventura di guidare una motocicletta con l’aggiunta del brivido della competizione. Ai posteri l’ardua sentenza.