mercoledì 29 marzo 2017

KTM 690 “DAISY DUKE ” by FEDERAL MOTO

LA MOTO PUNK
C’è un sottobosco di preparatori più o meno ufficiali e riconosciuti che si diverte a sovvertire le regole del buon senso e del politically correct creando special che apparentemente non dovrebbero neppure essere mostrate per senso del pudore. Nascono da contaminazioni trasversali che mixano un po’ di tutto senza essere nulla di preciso ma che, nell’apparente caos, alla fine funzionano e divertono. E fanno esclamare “perché non ci hanno pensato prima?”.
Mike e Peter Müller sono due fratelli di Chicago, fondatori di Federal Moto, che hanno agito proprio in questo modo, violentando una KTM Duke 690 del 2013 e trasformandola in qualcosa di unico nel panorama odierno delle special. Come degli scultori che lavorano la pietra, allo stesso modo i due fratelli hanno eliminato tutto quello che sembrava loro superfluo senza porsi limiti istituzionali e di apparente buon senso. Via la plastica, via il telaietto posteriore, via gli scarichi scultorei, i grossi air box e le vernici custom…via tutto insomma per ridare dignità al ferro e al pilota. E già perché la Daisy Duke (questo il nome datole) è diventata una monoposto grazie a un piccolo triangoli in tubi d’acciaio utilizzati come sotto telaio per reggere una sella singola sotto la quale si trova un filtro aperto K&N più simile ai razzi di un incrociatore stellare di Star Wars e un filo di LED per stop e frecce. Sempre sotto la sella di pelle e camoscio, sono stati nascosti l’impianto elettrico e la batteria agli ioni di litio. Lo scarico personalizzato in titanio accoppiato a una valvola per agevolare il flusso dei gas. Manubrio Renthal, manopole Biltwell, doppio faro anteriore e parafanghi ridotti ai minimi termini. La strumentazione di serie è stata semplicemente “appoggiata” su una piastra e allo stesso modo sospensioni, cerchi e freni rimangono quelli di fabbrica. L’unica modifica di rilievo sono gli pneumatici Metzeler Tourance che regalano un grip superiore a quelli di serie per sfruttare al massimo l’agilità e le quote ciclistiche originali (e svelte) della Duke. Neppure la verniciatura può essere definita special dal momento che sfrutta i colori base del modello di serie con la sola aggiunta di un disegno. Alla fine ci si chiede se questo minimalismo con interventi mirati si possa definire una preparazione. Probabilmente si; anzi forse è proprio questa la chiave di lettura della Daisy Duke, una normale e divertente moto di serie a cui è stato tolto il peso del superfluo per esaltarne le caratteristiche naturali. Un po’ come la cugina Daisy che indossava pantaloncini sconsideratamente corti per esaltare il fisico senza però risultare volgare.   










Nessun commento:

Posta un commento