venerdì 16 febbraio 2018

La deriva della Superbike

Cosa ci aspettiamo dal campionato delle derivate di serie e cosa resterà a fine stagione dopo l’attuazione dei nuovi regolamenti.
Chi scrive segue il mondiale Superbike praticamente dagli esordi, prima sulle pagine delle riviste specializzate e da metà anni ’90 in televisione (compresa la grottesca parentesi Rai). E proprio per questo l’evidente crisi del campionato, dovuta principalmente a regolamenti creati per livellare le prestazioni delle motociclette ma che nella realtà non hanno sortito quest’effetto, sta gettando lunghe ombre scure sul futuro della Superbike che vive la peggiore deriva dalla sua nascita.
E’ evidente che quella che dovrebbe essere considerata la massima categoria dei vari campionati nazionali dedicati al prodotto di serie, appare “scollata” dalla realtà. Proporre riduzioni del numero dei di giri del motore quando in prima istanza viene permesso di modificarli appare un evidente controsenso perché, in sintesi, prima invitano team e costruttori a elaborare i propulsori e dopo, se vinci, li strozzano. La riflessione nasce dalle recenti dichiarazioni fatte dal project leader di Kawasaki Yoshimoto Matsuda alla presentazione del team ufficiale, in cui ha detto che auspicherebbe una Superbike libera in cui potessero correre moto con cilindrate e frazionamenti eterogenei e dove siano previsti anche propulsori turbocompressi ed elettrici e con l’unico vincolo d’usare mezzi e componenti di serie. L’importanza di questa dichiarazione è fondamentale in ottica futura per il campionato delle derivate di serie, perché arriva da un personaggio fondamentale del team che ha dominato le ultime tre stagioni e che è stata penalizzata, inutilmente e senza risultati, dagli attuali regolamenti. Se infatti Rea dovesse continuare a vincere, abbasseranno il regime massimo del suo motore fino a farlo spegnere? O applicheranno la limitazione dei giri a tutte le Ninja in griglia? Purtroppo al momento non ci è dato saperlo. Quel che possiamo intuire è che in seno alla Superbike si sta preparando un braccio di ferro tra la Dorna e i costruttori giapponesi (capeggiati probabilmente proprio dalla Kawasaki). Infatti se diamo un occhiata oltre la siepe dell’orticello SBK, potremo osservare come i campionati nazionali siano vivi e vegeti e godano di ottima salute sia per numero d’iscritti sia per lo spettacolo offerto in pista al pubblico. Perché ipotizzare regolamenti simili a quelli dei maggiori campionati nazionali come ad esempio il BSB o l’All Japan Superbike (che attirano pubblico, sponsor e case costruttrici) vorrebbe dire garantire ai costruttori una notevole riduzione degli investimenti e materiale già pronto per i team, senza dimenticare lo spettacolo in pista.  






Nessun commento:

Posta un commento