martedì 8 luglio 2014

HARLEY-DAVIDSON XLCR 1000

STORIA DEL MOTOCICLISMO


Quest’anno l’Harley ha inserito in listino una motocicletta che ha fatto storcere il naso a molti clienti: la Street 750 e 500 (in Italia sarà venduta solo la prima). Inoltre ha reso noto che sta testando in America, una motocicletta completamente elettrica. Personalmente adoro l’Harley-Davidson; mi piace sia il suo tradizionalismo che la sua capacità d’innovarsi. Inoltre col tempo ho imparato che non tutto ciò che sembra uscire dai canoni classici della marca è da ritenersi “non Harley”; un esempio classico è la XLCR 1000 della seconda metà degli anni settanta. Nel 1969 una grave crisi finanziaria portò alla vendita, da parte degli eredi dei fondatori (Davidson) a favore della American Machine and Foundry (compagnia metallurgica) dando vita alla AMF-Harley-Davidson. La AMF continuò la produzione riducendo la forza lavoro ed i costi di produzione a scapito della qualità e degli investimenti: le vendite diminuirono ulteriormente e la compagnia rischiò seriamente la bancarotta. Ciononostante, grazie anche all’Aermacchi di proprietà dell’Harley-Davidson, il marchio americano si aggiudicò i campionati del mondo di velocità su pista (quattro titoli piloti e due titoli costruttori nelle classi 250 e 350) ’74. ’75 e ’76 con Walter Villa. Nel frattempo le motociclette giapponesi invadevano i mercati del vecchio e del nuovo mondo presentando modelli avveniristici a quattro cilindri, con freni a disco e velocità, per l’epoca, siderali. E’ in questo contesto che nel ’76 Willie G Davidson, nipote del fondatore William A. Davidson ed all’epoca Vice President del reparto Styling, decise di creare una cafè racer che unisse la linea delle sportive dell’epoca con un motore V-twin e che fosse in grado di contrastare le moto del sol levante. Nasceva così la XLCR 1000 (dove XL indicava l’appartenenza alla famiglia Sportster e CR l’acronimo di cafè racer) una motocicletta snella e filante con un design tipicamente europeo. Una caratteristica fondamentale della XLCR 1000 era la finitura nera con cui venne commercializzata a partire dal 1977, che ricopriva praticamente ogni parte della moto sfruttando le diverse sfumature del colore ora lucido ora opaco o raggrinzente. Per la motorizzazione fu scelto il bicilindrico Sportster Ironhead in ghisa a valvole in testa di 997 centimetri cubici, alimentato da un carburatore Keihin da 38 millimetri, accoppiato ad un cambio rovesciato (con la prima in alto) a quattro rapporti e trasmissione finale a catena. Con un rapporto di compressione di 9 ad 1 riusciva ad erogare circa 68 cavalli a 6.200 giri al minuto, raggiungeva una velocità massima di 180 chilometri orari, aveva un’accelerazione sui 400 metri (o quarto di miglio se volete) di poco superiore ai 13 secondi e possedeva una coppia (il cui dato è sempre stato mantenuto segreto dall’Harley) in grado di trainare un tir. Il telaio era derivato dall’unità utilizzata sulla XR750 modificata nella parte posteriore per poter sorreggere il maggior peso del codino con relativo porta targa. Cerchi in lega a sette razze neri satinati Morris, pneumatici Goodyear A/T da 3.75×19 davanti e 4.25×18 dietro e freni da 254 millimetri (doppio disco davanti e singolo dietro con pinze a pistoncino singolo…con poco mordente sull’asciutto ed inefficaci sul bagnato!). Classiche le sospensioni con forcella telescopica davanti e doppio ammortizzatore Showa dietro (ma con escursione maggiorata). Le novità maggiori erano le sovrastrutture in fibra di vetro in nero lucido (la piccola carenatura con vetro fumè, codino alto con sella monoposto e serbatoio sportivo in metallo con svasature per le ginocchia, fregio in rilievo dorato e capacità di 12,5 litri…o 4 galloni!), il quadro strumenti dotato di due indicatori tondi (tachimetro con spie e contagiri) e l’avviamento elettrico. In generale la posizione di guida era più caricata sull’anteriore per via del manubrio in un solo pezzo più basso e della sella alta rispetto agli altri modelli della serie Sportster; infine il peso davvero basso per un’Harley (220 chili) e le dimensioni ridotte grazie anche al serbatoio stretto ed affusolato. Nel primo anno furono vendute 1923 XLCR 1000; nel 1978 gli esemplari commercializzati furono 1201 e contemporaneamente vennero introdotte la sella biposto optional e sostituiti i cerchi (sempre Morris) con elementi a nove razze; infine nell’ultimo anno di produzione furono piazzate solo 9 moto. In totale, quindi, nei tre anni di commercializzazione sono stati venduti 3133 esemplari e nonostante non sia stato un modello di successo oggi è tra i più ricercati tra le moto della casa americana. Esoterica ed anticonformista è il modello sportivo con cui ancora oggi tutti i modelli Harley ad elevate prestazioni si devono confrontare. Un motore viscerale con il minimo a 900 giri, un borbottio basso e baritonale, un modo di concepire la sportività differente rispetto alle giapponesi sue contemporanee eppure così evidente fin dall’accensione quando il rombo e lo scuotimento del bicilindrico a V di 45 gradi prende vita. Svilita dagli arlisti alla sua uscita oggi è considerata il santo graal delle moto del marchi americano, con buona pace di chi, a suo tempo, non la considerava un’Harley.