domenica 27 luglio 2014

HARLEY-DAVIDSON

LEO PAYNE & TURNIP EATER

Quand’è che una moto si può definire leggendaria? E quando un pilota può essere assurto nel gota dei grandi? A volte bisogna che uomo e macchina si incontrino per non lasciarsi più e scrivere insieme la loro storia, la loro leggenda. Quella che vi stò per raccontare è l’incredibile vita di Leo Payne e della sua Harley-Davidson  Sportster. Tutto ebbe inizio nel 1957 presso la concessionaria H-D di Mike Wilson dove Payne si recò per acquistare la sua Sporty Ironhead. Il giovane Leo (era nato il 10 marzo 1931 a St. Louis) compra la sua prima moto a 19. Interrotto il suo hobby a causa della guerra in Corea, trasferitosi nell’Iowa iniziò a lavorare part-time presso una concessionaria Harley-Davidson dove cominciò a modificare moto e si guadagnò la nomea di proprietario delle Sportster più veloci del Midwest. Iniziò a correre e vincere nei locali eventi dedicati alle drag racing, che hanno contribuito a diffondere la sua reputazione. Fu tra i primi piloti ad utilizzare il metodo del burnout per riscaldare il pneumatico posteriore. Era famoso per i suoi tempi di reazione fulminei al semaforo delle drag strip. Era anche un abile meccanico specializzato nel modificare carburatori per drag racing al punto che George Smith, di S & S, lo contattò per aiutare l’azienda a costruire un carburatore più performante. Un’altra particolarità di Payne era l'abitudine di dare un nome alle sue motociclette da corsa (Quarter Horse, Drag Sport e il più popolare di tutti, Turnip Eater). Tutte le sue moto recavano l'incisione di "In God We Trust" sui coperchi frizione. E’ lecito chiedersi se i burnout e le incisioni ed i nomi dati alle sue creature fossero un vezzo od un vero e proprio mantra tecnico o solamente un modo per intimidire i piloti contro cui correva. La sua attività agonistica dura oltre 20 anni (dal 1950 a metà degli anni ’70 e successivamente fino al 1980 circa come collaboratore), ed è legata a filo doppio proprio alla Sportster acquistata nel 1957 da Wilson e denominata Turnip Eater. Modificata costantemente per correre nelle categorie drag racing la piccola Sporty era stata trasformata e migliorata passo dopo passo, evolvendo insieme a Leo. Uomo e macchina erano talmente in sintonia che i loro tempi sulle drag strip raramente variato di più di un paio di centesimi di secondo. Uno dei maggiori segreti di Payne era la sua capacità di ridurre all’osso ogni singolo pezzo di metallo; rimuoveva e modificava ogni elemento per poter abbassare drasticamente il peso delle sue motociclette da corsa. A metà degli anni ’60 Leo e Turnip Eater avevano vinto praticamente ogni competizione a cui avevano preso parte al punto che riuscivano a battere anche i pilti ufficiali. 
A questo punto la storia prende una piega differente: non più un quarto di miglio nel minor tempo possibile ma la più elevata velocità che quello Sporty potesse raggiungere (con Leo al comando ovviamente!). E così Payne comincia a lavorare nuovamente sulla piccola Harley-Davidson per adattarla ai record di velocità sul lago salato di Bonneville. Nel 1969 la moto era pronta per incidere la dura crosta del lago salato con una piccola curiosità: si era deciso che Leo, mentre era a cavalcioni della sua Turnip Eater, si sarebbe letteralmente fatto trascinare da un veicolo di appoggio a cui si sarebbe tenuto tramite la maniglia della portiera. Raggiunte la 75 miglia orarie avrebbe innestato la frizione, rilasciata la maniglia del veicolo da traino e si sarebbe lanciato alla massima velocità raggiungibile! Ecco Leo Payne che si buttava in una nuova prodezza velocistica, dentro un tuono a due cilindri, carenato per fendere l’aria e leggero come un fuscello. Quell’estate del ’69 alla Bonneville Salt Flats un uomo risoluto girava con un misuratore di densita’ dell’aria agganciato alla cintura per poter regolare al meglio il suo carburatore S & S; sotto il cielo azzurro un mezzo meccanico lanciato a tutta velocità stava dando il cento per cento ed il suo pilota forniva un'altra percentuale non ben definita che avrebbe spinto entrambi oltre il limiti del buonsenso. Quel giorno Leo e la sua Turnip Eater viaggiarono ad una media di 196,512 miglia orarie e raggiunsero la velocità massima di oltre 201 miglia diventando il primo pilota e la prima moto non streamilner a superare il muro delle 200 miglia orarie e battendo di ben 43 miglia il precedente record di categoria…un successo! Per onorare l’impresa l’Harley-Davidson produsse un poster che ritraeva Leo in sella alla sua Turnip Eater. Payne si presentò a Bonneville anche gli anni successivi migliorando i suoi precedenti primati; rimase nell’ambiente delle corse fino al 1980 aiutando molti giovani piloti nelle corse drag. Un male incurabile lo ha strappato a questo mondo il 18 settembre 1991, ma egli sarà sempre ricordato come l’uomo in grado di spremere la maggiore potenza e velocità dalle Harley-Davidson Sportster più di chiunque altro ed ogni ragionevolezza tecnica. Oggi la sua Turnip Eater, acquistata restaurata proprio da Mike Wilson dopo la morte dell’amico, riposa in Ohio nel Motorcycle Hall of Fame Museum il luogo che celebra tutti quei personaggi che hanno offerto il loro contributo allo sport motociclistico, alla costruzione di motociclette e, in generale, a tutti coloro che abbiano fatto qualcosa di importante in ambito motociclistico. Leo Payne è uno di loro…a buon diritto.