lunedì 29 gennaio 2018

Il Crowdfunding di Aegerter per una sella

Il giovane pilota della Moto2 chiede ai propri tifosi di sostenerlo e lancia una raccolta fondi per pagarsi una sella per il 2018.
E’ la dura legge del business: chi ha soldi corre mentre chi non li ha, anche se è bravo, avrà difficoltà a trovare un sellino. Questa è la sintesi di quanto accade nel mondiale velocità moderno, dove più che il cronometro spesso serve una borsa piena di soldi.
L‘ultima vittima eccellente di questo odioso meccanismo è Dominique Aegerter che dopo la prematura scomparsa di Stefan Kiefer, Team Manager del Kiefer Racing di cui “domi” era pilota, si è “inventato” la raccolta fondi attraverso un crowdfounding indirizzato innanzitutto ai suoi 17.000 followers e a chiunque desideri sostenerlo. In cambio, il pilota svizzero offrirà in proporzione alle donazioni, gadget, selfie, cene e anche la sua auto. L’idea è quella di raggiungere quota 170.000 euro per poter coprire i costi minimi di una stagione in Moto2 fatta di test, sviluppi tecnici, trasferte e chi più ne ha più ne metta. La storia di questa vicenda è breve quanto drammaticamente semplice; per la stagione 2018 il Kiefer Racing si era garantito una KTM, ma la scomparsa del tema manager ha sconvolto i piani della squadra che in quel momento stava stringendo accordi commerciali con i vari sponsor. Sfumata la possibilità di una possibile vendita del team, Aegerter ha creato la sua personale raccolta di fondi lanciando un appello sui social, nella speranza di poter raccogliere il denaro necessario per affrontare l’intera stagione di corse. Fino a quando non sarà ufficializzata la griglia di partenza degli iscritti in Moto2 non sapremo se il pilota elvetico sarà della partita. Quel che è certo è che il crowdfounding è la realtà con cui molti piloti potrebbero trovarsi a fare i conti da qui in poi per poter dimostrare il proprio valore in campo. La questione è dura da digerire ma l’amara realtà e che i piloti, soprattutto all’inizio della loro carriera, dovranno imparare a convivere con questo meccanismo dimostrando in pista il proprio valore un po’ come fece Lauda che da perfetto sconosciuto nell’ambiente della Formula Uno, pagò per correre e lasciò che il cronometro facesse il resto. 



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