martedì 20 giugno 2017

BUELL XB9 CITY X "1/1" by DEBOLEX ENGINEERING - ETERNAMENTE GIOVANE

Stravolta nel look ma non nella sostanza, la Buell XB9 rinasce più strana che mai grazie alla factory inglese deBolex Engineering.

Amate e detestate in eguale misura, le piccole Buell potevano contare su uno zoccolo duro di affezionati proprietari (o semplici fans) che ne sapevano apprezzare le caratteristiche intrinseche nonostante un look che, soprattutto su alcuni modelli, lasciava perplessi. Aggiungere alla sanguignità della ciclistica il caratteristico bicilindrico Harley-Davidson dello Sportster (con tutti i pro e contro del caso) non faceva altro che acuire la pletora degli estimatori e dei detrattori.
Solo l’utilizzo del twin Rotax mise tutti d’accordo confermando che nonostante il notevole incremento di potenza, design e carattere delle Buell era stato irrimediabilmente compromesso. Oggi più che in passato (come capita spesso, del resto, in questi casi) con la chiusura del marchio le Buell sono diventate ricercatissime e piuttosto care. Ciononostante non è raro che i preparatori sfruttino la buona base (anche quella motorizzata Rotax) e il discutibile stile per proporre customizzazioni più o meno ardite. Se da un lato è sempre piacevole ricordare le preparazioni della Ronin, dall’altro lato è corretto attenzionare anche altre factory come, ad esempio, la londinese deBolex Engineering che sulla base di una XB9 City X (la più urbana e stilosa delle Buell) ha approntato una trasformazione principalmente estetica che ringiovanisce il progetto sfruttando le linee guida che vanno per la maggiore tra i customizer del nuovo millennio. L’idea era quella di mantenere il “nucleo vitale” della moto di serie (rispettando quindi lo sforzo del costruttore) aggiornandone principalmente l’aspetto e alcune componenti. E così spogliata di tutte le sovrastrutture e sfruttando la centralizzazione visiva dei componenti all’interno della zona centrale, si è lavorato immediatamente sull’anteriore (piuttosto esile nella versione stock) sostituito con una forcella Showa ex Ducati 899 Panigale con tanto di impianto frenante Brembo Serie Oro a doppio disco e con pinze monoblocco (in luogo del singolo perimetrale); per armonizzare il nuovo e più sportivo avantreno con il retrotreno è stato montato un mono Maxton RT10 con serbatoio della regolazione separato. Stesso discorso per i cerchi sostituiti con dei leggerissimi elementi in carbonio della Dymag a cinque razze con tanto di pneumatici ultrasportivi Metzeler serie Roadtec 01. Da qui in poi, con la Buell sulle sue “gambe” si è lavorato sulle nuove sovrastrutture(tutte in alluminio)  e sulla posizione di guida. Sfruttando una delle caratteristiche più distintive della Buell, ovvero il telaio che funge anche da serbatoio, il team di deBolex Engineering ha costruito un nuovo “finto” serbatoio sotto cui si sono stati sistemati una batteria agli ioni di litio e un più performante filtro aria K&N che fa il paio con il nuovo impianto di scarico home made due in uno con terminale Spark a megafono. Per la coda si sono ispirati allo stile delle Kawasaki Z degli anni ’70, sfruttando un nuovo telaietto che si mimetizza sotto l’elemento principale e che sorregge buona parte dell’impianto elettrico. Strumentazione, centralina e indicatori della Motogadget, fari a led, manubrio Rizoma, leve Accossato e manopole Renthal; ma il colpo di grazia è il radiatore dell’olio posizionato sulla mascherina anteriore similarmente a quanto proposto proprio dalla Ronin (citata poco sopra non a caso!). L’hanno chiamata 1/1 per sottolineare che si tratta di una one off, un pezzo unico non replicabile (almeno nelle loro intenzioni). E secondo noi hanno ragione perché è un po’ come una donna intelligente e bella che con il passare del tempo crea e rinnova il suo stile…che è suo, appunto, e di nessun’ altra.