lunedì 12 giugno 2017

HONDA TRANSALP “COBRA” by EMPORIO ELABORAZIONI MECCANICHE - ERA SOLO UNA TRANSALP!

Non convenzionale, bicolore e piena zeppa di soluzioni ardite. E dire che era solo una Transalp!

Ci sono progetti geniali e pragmatici che per attenzione (o per fortuna) risultano oltre che funzionali anche belli come ad esempio l’Honda Transalp. Eppure quella che potrebbe sembrare una motocicletta perfetta, con il tempo viene data per scontata 8non sempre ma sicuramente spesso) al punto da essere quasi snobbata. In sintesi è un po’ come dire (e ne siamo stati testimoni in prima persona) che la Transalp è una gran moto ma siccome ce ne sono molte in giro si va alla ricerca di qualcosa di meno “commerciale” e con più personalità. In sintesi i pregi (che sono tantissimi) vengono messi in secondo piano in favore di presunti difetti che appaiono più come scuse che non reali al punto da far dire che si tratta “solamente” di una Transalp!
Per fortuna queste “scenette da manicomio” non sono la costante e quando ci capita di scovare una special come quella che potete ammirare in foto un risolino beffardo fa capolino sul nostro viso. Impostata, definita, incasellata, categorizzata la Transalp era figlia dell’euforico ed eccessivo decennio degli anni ’80 (il primo prototipo risale al 1985 e della serie XL monocilindrica che corse anche nella durissima Paris-Dakar. Ciononostante a ben vedere della Transalp dell’87 usata come base per questa special, è rimasta solo parte del telaio e del motore mentre tutto il resto è, come dire, non convenzionale se non addirittura ardito. Innanzitutto la moto cambia aspetto se la osservate a destra o a sinistra grazie alla vernice bicolore; c’è poi il gruppo serbatoio/sella realizzato in un pezzo unico di carbonio e fibra di vetro e il ministrumento Motogadget posizionato proprio accanto alla manopola sinistra. In sintesi è un concentrato di apparenti “stranezze” ben miscelate che conferiscono carattere e unicità alla maxi enduro giapponese. Certo il lavoro non è stato semplice dal momento che la moto era ferma da quattro anni, con ruggine “fiorita” praticamente ovunque e con tonnellate di plasticosità da eliminare per modellare una nuova linea partendo un’informe massa d’argilla. In più il committente voleva un mezzo muscoloso da guidare “sopra” le montagna, e considerando che il Transalp nasceva con un’impostazione ben diversa (se non addirittura opposta) si può ben capire a quale mole di lavoro è stato sottoposto il team di EEM. E così mentre in un angolo dell’officina il propulsore veniva revisionato e aggiornato con nuovi elementi (carburatori Mikuni riposizionati, nuovi filtri K&N e scarico accorciato) dall’altra parte si lavorava su quel che rimaneva del telaio. Come detto poco sopra, il gruppo sella/serbatoio è un pezzo home made pensato per poter essere aperto come il cofano di un auto sportiva così da permettere un facile accesso agli elementi elettriche e al…radiatore posizionato sotto il telaio reggisella! Una delle componenti che hanno richiesto maggiore attenzione (e lavoro) è stato proprio l’impianto di raffreddamento che prevede una ventola che risucchia l’aria per poter raffreddare la massa radiante. Altra particolarità degna d’essere menzionata è la misura degli pneumatici da 180 sia all’anteriore che al posteriore che fanno il paio con il nuove sospensioni più sostenute e con l’impianto frenante maggiorato per poter venire incontro ai desideri del proprietario che voleva una special in grado di superare letteralmente le montagne! Va da se che lo stile con cui guidare questa moto è influenzato positivamente dalla perdita di peso e dal motore che ha contestualmente acquisito più brio. Infine due curiosità: il nome, Cobra, ispirato dalla forma del serbatoio simile alla testa del velenoso serpente e la decisione di utilizzare una vernice bicolore bianca e nera per sottolineare la doppia anima aggressiva e sportiva ma anche elegante e minimalista di questa special. E dire che era solo una Transalp!