giovedì 24 agosto 2017

Il risveglio dell’industria inglese

Triumph e Norton si rilanciano con joint venture e partecipazione nel motomondiale. BSA acquisita dagli indiani.


Chi scrive adora quel modo tutto anglosassone di concepire e costruire le motociclette che ne caratterizza l’industria fin dagli inizi del secolo scorso. Basta citare marchi come Norton, Triumph o BSA per comprendere quasi immediatamente il concetto. Sarà per il loro sfacciatissimo self control che gli permette di progettare e presentare motociclette dal carattere unico, o forse per la loro costituzione geografica di isolani che li aliena dal resto del mondo…fatto sta che in passato (e finalmente anche negli ultimi decenni) gli inglesi sono stati in grado di concepire, pur rimanendo apparentemente allineati ai gusti del mercato, motociclette non tanto innovative in senso assoluto quanto piuttosto indimenticabili per design e impostazione tecnica.
Per citare alcuni esempi emblematici basterebbe ricordare i famosi monocilindrici BSA e Norton o il vittorioso telaio “letto di piume” di quest’ultima degli anni ’60 per poi planare ai giorni nostri con l’iconica Speed Triple con doppio faro che ha fatto scuola diventando essa stessa emblema di un certo tipo di naked performanti. E come non citare la Bonneville che in quasi sessant’anni di vita e declinata nelle sue diverse versioni ha fatto innamorare milioni di motociclisti di tutto il mondo. Ciononostante oggi più di ieri la globalizzazione e i mercati emergenti impongono alleanze strategiche che permettano di produrre, con costi contenuti, modelli che siano appetibili per i mercati di riferimento e non solo. Per questo motivo sia Triumph che Norton hanno stretto partenrship con altrettanti marchi “esteri”. Nello specifico la prima ha creato una collaborazione con l’indiana Bajaj per la produzione di moto di media cilindrata (dove il marchio inglese era assente praticamente dalla fine degli anni ’50). Si tratta di una collaborazione commerciale (non di capitale, tengono a sottolineare da Hinckley) che per gli inglesi vuol dire poter sfruttare l’enorme vantaggio delle economie di scala del costruttore indiano e a questi ultimi di poter accedere al konw how della Triumph. L’obiettivo è quello di offrire una gamma di motociclette di media cilindrata in grado di racchiudere il meglio dell’expertise di entrambe le Società puntando sui punti di forza di entrambi i partner (posizionamento e percezione dei brand in primis ma anche design, ricerca e sviluppo, grande qualità, prezzi competitivi e distribuzione mondiale). Questa nuova partnership globale permetterà a Triumph di espandere significativamente il proprio raggio d’azione entrando in nuovi segmenti caratterizzati da volumi maggiori, soprattutto nei mercati emergenti. Bajaj otterrà a sua volta accesso all’iconico marchio Triumph e alle sue famose motociclette, avendo così la possibilità di offrire una più ampia gamma di prodotti nel mercato domestico e in atri mercati internazionali. Contemporaneamente il costruttore inglese, in un’ottica di rinnovamento del proprio brand anche a livello sportivo, ha siglato un accordo con la Dorna per la fornitura in esclusiva dei motori per la Moto2 a partire dal 2019. L’iconico tricilindrico di 765 centimetri cubici montato sulla Street Triple, segnerà il ritorno nel motomondiale del marchio inglese e permetterà sia di sviluppare nuove soluzioni atte a migliorare performance e affidabilità del propulsore sia di rientrare nel mondo delle competizioni in circuito da cui Triumph mancava da oramai troppi decenni. Contemporaneamente a queste notizie, dall’Inghilterra è arrivata la notizia della nuova partenrship di Norton con i cinesi di Zongshen. L’accordo ventennale prevede la produzione su licenza di un nuovo bicilindrico parallelo a quattro tempi di 650 centimetri cubici sviluppato da Norton e Ricardo Engineering. Al momento non si conoscono i dettagli dell’accordo milionario che permetterà al costruttore britannico d’incamerare liquidi per continuare lo sviluppo del proprio V4 sportivo. Infine quasi un anno fa la Mahindra (altro colosso industriale indiano) ha completato l’acquisizione della BSA (e della Jawa) con l’intenzione di mettere in produzione entro meno di due anni nuovi modelli. Tecnicamente l’acquisizione è avvenuta attraverso la società sussidiaria di Mahindra & Mahindra Limited con l’acquisto del 100% delle quote azionarie del marchio inglese e rendendo di fatto il colosso asiatico il nuovo proprietario della BSA. La mossa è prima di tutto strategica perché permetterebbe di ripartire da zero con la produzione di nuovi modelli (BSA è di fatto un marchio inattivo da decenni) per poter in primis contrastare la Royal Enfield (altro costruttore indiano i cui modelli sono strettamente derivati da progetti inglesi) sul mercato interno. Quali saranno i frutti di questi accordi (e acquisizioni) lo vedremo nel breve periodo. Molto più breve sarà la volontà, da parte del mercato, d’accettare o meno le partnership di marchi storici e iconici (noblesse oblige) con brand più moderni e considerati ceap.