martedì 21 febbraio 2017

BMW K75 “SCRAMBLER” by THE FOUNDRY MOTORCYCLES

UNA BMW COSI’ NON SI ERA MAI VISTA
Dopo boxer a due e quattro valvole declinati in scrambler dalle mille forme, dimensioni e colori, dopo un numero imprecisato di trasformazioni su base Bonneville, dopo svariati tentativi (più o meno riusciti) di Guzzi e mono Honda e Yamaha (ma non solo) scramblerizzati, finalmente ecco la prima vera novità di questo 2017: una scrambler su base BMW serie K… e che scrambler! La mente dietro questa special è Carlos Ormazabal fondatore di The Foundry Motorcycles, ingegnere ma anche spericolato artista della saldatura a TIG che non ha mai smesso di credere che si possano creare motociclette bellissime sfruttando la propria passione alimentata dal desiderio: un mix micidiale!
Ciò detto è bene sapere che il nostro artista si è ispirato in parte alle linee delle Montesa da enduro degli anni ’80 e ’90 e in parte alla K100 “fuoristradizzata” di Ed Turner. La differenza maggiore è che Carlos voleva una motocicletta più leggera e corta, motivo per cui ha scelto come base una K75 del ’91 di cui avrebbe mantenuto il serbatoio originale e a cui non sarebbero state fatte modifiche che ne avrebbero inficiato l’omologazione. Con queste premesse il primo atto ufficiale è stato quello di saldare un telaietto ausiliario in tubi d’acciaio al retrotreno per creare una linea più alta e armonizzata con il serbatoio. Per quanto semplice lo stile più o meno simile a quello di una Ducati Hypermotard ha consigliato di valorizzare piuttosto che coprire con fiancatine il nuovo elemento a cui sono “appesi” luci, porta targa a sbalzo, paraspruzzi derivato da quello originale d’acciaio di un Leonart Bobber 350i e sella personalizzata più piatta. Altra sfida stilistica e tecnica è stata quella di svuotare letteralmente la porzione triangolare del telaio sotto la seduta in cui era stipato l’ingombrante impianto elettrico anni ’80. Mentre la centralina è stata riposizionata sotto la sella, una nuova batteria LiPo più piccola e buona parte della componentistica sono stati sistemati nella scatola filtro migliorando tra l’altro anche l’accessibilità ai fusibili che ora si trovano dove prima c’era l’ingresso dello “snorkel” dell’aria; quest’ultimo espediente ha necessitato il riposizionamento del flussometro attraverso nuove flange e condotti creati ad hoc. Sempre dietro è stato montato un mono YSS regolabile proveniente da una K1100RS che ha aumentato di ben 3,5 centimetri l’altezza del retrotreno. L’avantreno pur modificato, ha mantenuto la forcella di serie intorno a cui sono stati montati su un supporto in acciaio inox il parafango originale tagliato e alzato, un faro PIAA con rete para sassi, un manubrio più largo della Hebo con traversino e blocchetti originali e un tachimetro digitale Koso RD-01 collegato a un'interfaccia BEP3.0 Maru-Labs. Completano la preparazione i tappi in PVC per il serbatoio, i nuovi copriradiatori, gli aggressivi (e tassellatissimi) pneumatici Heidenau K 74 montati sui cerchi di serie (dipinti con doppia tonalità nero/blu), il terminale LeoVince SBK adattato ai collettori originali e la verniciatura che riprende i colori propri della serie HP2 con sovrastrutture bianche telaio e blu. Di tutte le modifiche appena elencate, Carlos ha appaltato unicamente il montaggio degli pneumatici, e questo la dice lunga su come ha lavorato sulla K75 Scrambler. Ma c’è di più perché la grandezza di questa special risiede anche in altri fattori estetici e tecnici. Tra i primi segnaliamo l’audacia e il gusto nello sfruttare (e dosare) i colori della serie HP2; avrebbe potuto utilizzare le solite tonalità opache nere o verdi che scimmiottano lo stile “wehrmacht” e che, diciamola tutta, hanno un po’ stancato. Tra i secondi bisogna segnalare la pulizia dell’intera special (soprattutto nella porzione sotto la sella) grazie a un sapiente uso degli spazi per riposizionare e nascondere buona parte dell’elettronica. A noi rimane il piacere e la sorpresa di un’esecuzione ben svolta e di una ventata di novità sul tema BMW e scrambler.