lunedì 20 febbraio 2017

HARLEY-DAVIDSON SPORTSTER 1200 “BEL AIR” by DEUS EX MACHINA

LO SPORTSTER PER BATTERE LE SPORTIVE
Come nei migliori gialli d’autore, l’assassino è tornato sul luogo del delitto. O meglio Woolie, al secolo Michael Woolaway del workshop Deus di Venice Beach in California, ha elaborato la sua seconda Sportster per un cliente che era rimasto colpito dalla The American un’altra sporty modificata profondamente per aggredire l’asfalto. Per la sua seconda Sportster l’ispirazione è stata duplice: da una parte The American e dall’altra la Chevrolet Bel Air del ’57, la cui contaminazione è ben visibile soprattutto nella coda d’alluminio dove spuntano due piccole pinne oltre che nel nome della special.
Ma la sorpresa più grande è relativa al telaio rifatto da zero con tubi al cromo molibdeno che in parte ricorda quello della Sportster donatrice del ’98 e in parte il famoso “letto di piume” della inglese Norton. Rispetto a quello di serie è più leggero (pesa la metà dell’unità di serie), corto e rigido e con geometriche che favoriscono maneggevolezza e stabilità sia sul veloce che nel misto come si confà a una motocicletta da corsa quale è nelle intenzioni di Woolie la Bel Air; inoltre funge da serbatoio dell’olio e permette di montare il mono posteriore in posizione asimmetrica. Le sospensioni sono un mix formato da una forcella ex Yamaha YZF-R6 da 43 millimetri e un forcellone posteriore personalizzato con capriata di rinforzo superiore e mono disassato della Race Tech il tutto pluriregolabile e costruito o rivisto da Jimmy Wood di Moto Station che le ha settate specificamente per il peso e l’altezza del cliente. Cerchi a raggi della Sun con mozzi Rad, pneumatici Bridgestone Battlax e freni Brembo di grosso diametro con pompa Magura. Il motore Evolution pur abbondando per potenza e, soprattutto, coppia è stato rinvigorito con un’accensione Daytona Twin Tec, carburatore Keihin FCR-39  dotati di filtro aria K&N e scarico in acciaio inox home made cromato con terminali lunghissimi. Le forme voluttuose del serbatoio d’alluminio con tappo Monza d’epoca sono state battute a mano e modellate specificamente per accoppiarsi con la nuova sella piatta con finitura trapuntata e con i semimanubri LSL; dell’avantreno colpiscono il parafango in carbonio e la grandezza del faro anteriore. Infine la vernice, ispirata alla Bel Air del ’57 di cui si accennava all’inizio e ottenuta miscelando varie tonalità fino a raggiungere il risultato ricercato e che potete ammirare dalle foto. Cosa rimane dello spirito originale della Sportster del ’98? Poco o nulla ma anche tutto. Perché se è vero che la “piccola” di Milwaukee è pur sempre una custom, è altresì corretto ricordare che la Sporty nasceva per essere la piccola peste sportiva dell’Harley-Davidson, perennemente in competizione con le inglesi prima e con le giapponesi dopo, genitrice della ricercatissima XLCR e spina dorsale delle versioni da pista KRTT e KRXR.