lunedì 19 dicembre 2016

AJS CADWELL 125

POCHI CAVALLI MA CON STILE
Cosa rimane ai sedicenni di oggi del variegato, puzzolente, coloratissimo mondo delle 125 due tempi che ha imperato fino a metà degli anni ‘90? Riformuliamo la domanda: a cosa possono aspirare i giovani sedicenni che oggi si avvicinano al mondo delle due ruote con le marce? Incastrati tra le pieghe delle moderne normative che vogliono mezzi più puliti e con potenze limitate, la risposta è da una parte lo stile con le cafè racer e dall’altra motociclette leggere (magari da fuoristrada o supermotard) per poter sfruttare al meglio i pochi cavalli a disposizione.
Un esempio lampante della prima opzione è l’AJS Cadwell 125, onesta monocilindrica di 124 centimetri cubici a quattro tempi e con due valvole, raffreddata ad aria, dotata di un piccolo carburatore, con l’avviamento anche a pedivella e capace d’erogare quasi dieci cavalli che la spingono oltre i 104 chilometri orari. Assemblata in Cina (con tutti i pro e contro del caso) vuole essere la risposta stilosa di uno dei più antichi marchi britannici, al sempre più ampio mercato delle commuting semplici a due ruote. Con una sella bassa (740 millimetri da terra), il peso contenuto in soli 113 chili a secco e la potenza relativamente contenuta si propone come una delle più facili 125 sul mercato sia per chi è alle prime esperienze sia per chi non gode di altezze da corazziere, con il plus di un marchio storico e del relativo stile. La ciclistica ricalca lo schema classico delle ultime novità del settore con telaio d’acciaio monoculla aperta accoppiata a freni a disco (singoli per ogni ruota), cechi a raggi, doppi ammortizzatori cromati posteriori e strumentazione a due quadranti. Lo stile viene sottolineato principalmente dal serbatoio, che richiama in parte quelli inglesi degli anni ’60, e dal tubo di scarico cromato singolo. La Cadwell è disponibile in argento o nero insieme a fregi dipinti, ma l’aspetto più interessante è il catalogo di accessori a cui si può attingere per personalizzarla. Al di là delle considerazioni sul prodotto “made in China”, rimane una riflessione dettata dal tempo che è stato e che difficilmente tornerà: negli anni dei 125 a due tempi i giovani investivano i pochi soldi in mistiche testate con luci allargate allo spasimo, pistoni e cilindri da almeno 175 centimetri cubici ed espansioni (come si chiamavano in gergo i sistemi di scarico dei motori a miscela) che promettevano di toccare il cielo con un dito portando la cavalleria teorica oltre i fatidici 30 cavalli (vera chimera dei modelli più sportivi). Oggi si discute di selle, cerchi a raggi e particolari cromati o se sia meglio la sella color marrone o nera; allora si mettevano nel serbatoio 5.000 lire di super (piombatissima) per non incidere troppo sul peso e tentare di far arrivare il tachimetro a fondo scala…altri tempi.