giovedì 1 dicembre 2016

HONDA XL 600 R “MOVEMBER XL” by CLASSIFIED MOTO

IL PIACERE DI UNA MOTO A CARBURATORI

Quanto costa al giorno d’oggi una vetusta Honda XL 600 R del 1984? 2.000 euro? 1.000? O forse anche meno se mal messa? Quello che sappiamo è che sulla scorta dell’esemplare customizzazione operata da Classified Moto si può prendere spunto per una special davvero intrigante. Lo stile della preparazione è allineato alle precedenti realizzazioni del preparatore americano. A noi del vecchio continente ricorda un mix ben miscelato tra Mad Max e Walking Dead (avete presente la special di Daryl?).
La verità, però, è che la Movember XL nasce per volontà della Progressive Insurance che l’ha messa in palio come premio della manifestazione Moustaches che si tiene da vent’anni a questa parte a Novembre per l’ente che raccoglie fondi contro le malattie maschili. Fil rouge i baffi, curati, vezzosi, appariscenti e simili a quelli che andavano di moda negli anni ’70. Base di partenza, quindi, una XL 600 R della prima metà degli anni ’80 sottoposta a una radicale trasformazione. Del telaio originale rimane solo la culla centrale, spina dorsale della motocicletta, ripulito da attacchi e staffe ritenute non necessarie e ricomposto nella sua essenza con una porzione posteriore sottile e corta quel tanto che basta per reggere (e ospitare) il solo guidatore. Targa e fanale sono stati posizionati sul nuovo forcellone monobraccio con relativo cerchio e freno prelevati da una Triumph Speed ​​Triple del 2006; la zona del perno è stata rinforzata per ospitare il nuovo elemento mentre le frecce posteriori sono state sistemate poco sopra il perno saldamente ancorate (e aderenti) al telaio. In effetti tutta la moto è una specie di Frankenstein dal momento che, come da tradizione del preparatore, il serbatoio deriva da una Kawasaki KZ750 (su cui sono stati montati fregi a forma di baffo), l’intero avantreno deriva da una Kawasaki ZX6R del 2007 (forcella accoppiata a piastre home made, cerchio e dischi freno a margherita da 300 millimetri con pinze Tokico), mono posteriore Progressive Suspension 465 regolabile e pneumatici abbondantemente tassellati Kenda Big Block. Della XL d’origine rimane ben poco e i primi elementi a scomparire sono stati i pezzi plasticosi sostituiti da fianchettini piccoli di metallo lavorato, l’altrettanto minimalista parafango anteriore (che riesce davvero difficile definire tale) e il doppio faro posizionato sulla forcella. Per quanto riguarda il motore è rimasto pressochè di serie (avendo alleggerito abbondantemente l’intera motocicletta i circa 44 cavalli e la coppia taurina risultano più che sufficienti) ad eccezione di una buona messa a punto e di un nuovo scarico in acciaio inox molto aderente, simile all’elemento di serie, che si insinua sotto la sella per risolversi in un terminale corto e minacciosissimo fabbricato a mano. L’impianto elettrico è stato rifatto da zero semplificandolo e alleggerendolo; una piccola batteria Shorai agli ioni di litio è stata posizionata sotto il carburatore mentre poco sopra sulla sinistra si trova il blocchetto d’accensione (guardate bene le foto!). Manubrio Pro Taper SE, manopole Oury, strumentazione Acewell, specchietto minimalista e paracolpi sotto il motore completano la preparazione che al di là della verniciatura di telaio e forcellone e di alcune piastre sparse qua e là (come il parapignone) non presenta alcun tipo di vezzo modaiolo. E’ una motocicletta onesta, godereccia, che necessita di un vigoroso calcio sul kick starter per avviarsi, una dual sport (come lo era del resto il modello d’origine) aggiornata e usata come antistress, una valvola di sfogo dal logorio dei tempi moderni, una probabile causa di paresi facciale (provate voi a togliervi il sorriso dopo averla guidata) e, in ultima istanza, un mezzo privo d’elettronica. Il che vuol dire due cose: primo che se rimarrete in panne potrete davvero ripararla sul ciglio della strada (se ne avrete le capacità) e secondo che il controllo di trazione ritornerà a essere il vostro polso destro…e non avrete più tante scuse!