giovedì 1 dicembre 2016

MOTO GUZZI SP 1000 “MAGMAMILLE” by OFFICINE ROSSOPURO

NATA DENTRO IL VULCANO
Quando una persona arde di passione e ne fa il perno del suo vivere si dice che ha il fuoco dentro. Nel caso di questa special si può tranquillamente affermare che al suo interno scorre il magma del Vesuvio (e da qui il nome appunto) che s’incendia nelle camere di scoppio del bicilindrico di Mandello. E con la stessa fantasia partenopea Filippo è intervenuto su una Moto Guzzi SP 1000 del 1980 radicalmente, lasciando da parte i classici maquillage da vetrina in favore di modifiche più coerenti (se non necessarie) a una moto in grado di correre sulle pendici del Vesuvio.
Destinata a un cliente napoletano che chiedeva una urban scrambler per svicolare sia nel caotico traffico della sua città sia per gite fuori porta ma in grado anche di salire su sentieri sconnessi e strade bianche, la Magmamille è stata prima di tutto alleggerita quanto più possibile. Via quindi la parte inferiore del telaio (la semiculla del famoso telaio ideato da Tonti) e taglio netto della porzione posteriore alzata, alleggerita e completata con il più classico archetto stile “rego” anni ’60 e ’70 (sebbene in questo caso sia curiosamente formata da due elementi: uno per chiudere effettivamente la parte “bassa” del telaio e l’altro per chiudere quella “alta” seguendo il profilo della sella). Altro elemento su cui ci si è concentrati per risparmiare peso è stato il forcellone posteriore, ora d’alluminio, che ha permesso d’ospitare un generoso pneumatico tassellato Heidenau K60 Scout da 140 millimetri. A proposito i nuovi cerchi (18 pollici davanti e 17 dietro) a raggi tangenziali “calzano” pneumatici tubeless tassellati che permettono un uso totale della Magmamille, mentre per quanto riguarda i freni si è optato per unità Brembo Serie Oro (doppio disco anteriore da 320 millimetri con pinze doppio pistoncino e 240 posteriore). Con l’obiettivo d’alleggerire il più possibile una motocicletta che all’epoca non era certo un fuscello, sono state utilizzate molte componenti d’alluminio realizzate direttamente da Officine Rossopuro, presenti nel loro catalogo; supporti motore (che ora è portante),riser, parateste cilindri, pedane in ergal completamente regolabili, supporto pinza posteriore…tutto per limare i chili in eccesso. Lo stesso impianto elettrico (che ora è nascosto dietro i triangoli formati dal telaio) è stato completato da una batteria al litio più piccola e leggera, da fari e frecce LED e da una strumentazione racchiusa in un unico elemento (più piccolo, ovviamente, dell’originale) che comprende contagiri e contachilometri oltre a tutta una serie d’altre indicazioni necessarie. Le sovrastrutture sono state pensate e per risultare leggere e semplici nello smontaggio e nella manutenzione, motivo per cui oltre alla sella di generose dimensioni (si tratta di un mezzo che morderà davvero l’asfalto, non una moto da “esposizione”) Filippo ha pensato bene di realizzare un serbatoio diviso in due pezzi smontabili separatamente e dotati d’attacco rapido; un’idea quanto meno curiosa ma sicuramente pratica. Le sospensioni (Marzocchi rovesciata all’anteriore da 45 millimetri e due Bitubo con serbatoi del gas separati al retrotreno) sono state scelte in virtù di un uso gravoso del mezzo mentre per quanto riguarda lo scarico si è optato per un doppio terminale omologato due in due MASS MOTO (realizzato su disegno originale di Filippo) posizionato sul lato sinistro con doppia uscita parallela alta e silenziatori nascosti all’interno dei collettori. Infine la colorazione; trattandosi di una motocicletta nata per scorrazzare anche sulle pendici del Vesuvio si è voluto utilizzare colori che lo ricordassero a partire dal rosso fuoco dei paracolpi delle testate passando per il grigio della fuliggine e finendo con il nero delle rocce magmatiche raffreddate. E così dopo la Scrambler 750 Filippo è riuscito, nuovamente, a impressionarci favorevolmente con qualcosa di unico e caratteristico. Generalmente a questo punto proporremmo d’ipotizzare una versione con il 750 (o anche qualcosa di più piccolo) ma in questo caso eviteremo per un motivo molto semplice: la Magmamille è una motocicletta che può essere definita sicuramente verace e sanguigna e mortificarne il carattere con un propulsore meno “dotato” sarebbe l’errore più grave che si potrebbe commettere, soprattutto dopo l’opera d’alleggerimento generale.